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	<title>Alta fedeltà</title>
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	<description>&#34;Così nel mio parlar vogli&#039;esser aspro&#34; (Dante, Rime) - La blog-zine di Stefano Tesi</description>
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		<title>GARANTITO IGP. Cucina (e musica) sui binari giusti.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 06:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di ROBERTO GIULIANI Una serata romantica che si arricchisce di una piacevole e &#8220;semovente&#8221; parentesi gastromusicale. E&#8217; capitato al nostro, che ha dovuto abbandonare ogni diffidenza a proposito del tramjazz capitolino, tra ottimi piatti e Morricone &#8220;live&#8221;. Ok, lo confesso, a me è andata esattamente al contrario. E&#8217; stata Laura, mia moglie, a farmi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/tramjazz.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2233" title="tramjazz" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/tramjazz-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
<p><strong>di ROBERTO GIULIANI<br />
Una serata romantica che si arricchisce di una piacevole e &#8220;semovente&#8221; parentesi gastromusicale. E&#8217; capitato al nostro, che ha dovuto abbandonare ogni diffidenza a proposito del tramjazz capitolino, tra ottimi piatti e  Morricone &#8220;live&#8221;.</strong><span id="more-2232"></span></p>
<p>Ok, lo <strong>confesso</strong>, a me è andata esattamente al contrario. E&#8217; stata Laura, mia <strong>moglie</strong>, a farmi la sorpresa. L&#8217;aveva preparata da quasi un mese, per via della lunga lista di <strong>prenotazioni</strong>. Martedì 11 giugno arriva finalmente il giorno, io non sapevo davvero nulla e non avevo la minima idea di cosa si trattasse, mi era balenato il pensiero di un possibile concerto, visto che aveva dovuto prenotare tanto tempo prima, poi però le è sfuggita la parola &#8220;<strong>cena</strong>&#8220;, così ho pensato: &#8220;<em>Forse mi porta in un ristorante particolarmente apprezzato e richiesto</em>&#8220;. Ma non ero convinto, anche perché era un po&#8217; <strong>agitata</strong>, non sapeva se la sorpresa mi sarebbe piaciuta.<br />
E invece&#8230; un regalo davvero <strong>emozionante</strong> che non dimenticherò, sicuramente il più romantico che mi sia capitato. Nonostante mi occupi di enogastronomia, mi era proprio sfuggita quest&#8217;iniziativa dell&#8217;<strong>ATAC</strong> di Roma curata guarda caso da due donne, <strong>Nunzia Fiorini</strong> e Anna Maria <strong>Sciannimanico</strong> di Brecce per l&#8217;arte contemporanea. L&#8217;azienda dei trasporti romana ha realizzato il restauro di un <strong>tram d&#8217;epoca</strong>, classe 1947, trasformandolo in un tram <strong>ristorante</strong> da 28 a 38 posti.<br />
La cosa davvero superba è che questi caratteristici mezzi ferrati, mentre tu godi di una cucina piacevolissima a <strong>lume di candela</strong>, accompagnato da <strong>musicisti </strong>ogni volta diversi, effettuano un <strong>percorso</strong> che offre la possibilità di scoprire alcuni dei luoghi più belli della <strong>capitale</strong>. Il catering è curato da <strong>Enoteca Palatium</strong> e le preparazioni alimentari sono con prodotti del territorio a <strong>km 0</strong>.<br />
Mi ha fatto estremamente piacere vedere tutti giovani al <strong>lavoro</strong> nel tram, sia per il servizio che in cucina, l&#8217;<strong>atmosfera</strong> era di estrema semplicità e garbo, tutto si è svolto secondo il programma, con i piatti serviti durante il percorso.<br />
Perdonatemi, ma non ho fatto le mie consuete foto a corredo, sia perché non sapevo quale fosse il regalo di Laura, sia perché sarebbe stato davvero fuori luogo mettermi a fare scatti durante un&#8217;occasione così romantica! Molto meglio godercela in assoluto <strong>relax</strong> mentre attraversavamo i vari <strong>quartieri</strong> di Roma.<br />
I possibili percorsi sono tre:<br />
<strong>A</strong> &#8211; Porta Maggiore, Piramide con sosta al Parco del Celio (<strong>Colosseo</strong>).<br />
<strong>B </strong>- Porta Maggiore, Piazza Risorgimento con sosta in Piazza M. Cervantes (<strong>Belle Arti</strong>).<br />
<strong>C </strong>- Porta Maggiore, Piazza M. Cervantes, Porta Maggiore, Piramide con sosta breve al Parco del <strong>Celio</strong> (Colosseo).<br />
Quest&#8217;ultimo è quello che abbiamo fatto noi, per l&#8217;appunto martedì 11 giugno; quel giorno erano previste nientemeno che le musiche di Ennio <strong>Morricone</strong> eseguite e reinterpretate dai bravissimi Simone Alessandrini al <strong>sax soprano</strong> e Natalino Marchetti alla<strong> fisarmonic</strong>a. Il tema era, guarda caso, &#8220;Metti una sera a cena&#8230;&#8221;, ed i brani erano tratti da alcuni <strong>film famosi</strong> di cui aveva composto la colonna sonora: Mission, Nuovo <em>Cinema Paradiso</em>, <em>C&#8217;era una Volta il West</em>, <em>C&#8217;era una volta in America</em>, <strong>Giù la Testa</strong>, più uno strepitoso extra, &#8220;Il Treno&#8221;, brano irresistibile che i due <strong>jazzisti </strong>hanno voluto dedicare al mitico <strong>Wolmer Beltrami</strong>, compositore e fisarmonicista nativo di Sabbioneta, componente dell&#8217;orchestra di <strong>Gorni Kramer</strong> e scopritore di talenti come <strong>Mina</strong> e Fausto Leali.<br />
E la<strong> cucina</strong>? Temevo potesse essere la nota dolente di questa avventura, invece è andata <strong>benissimo</strong>.<br />
Il menu prevedeva le seguenti <strong>portate</strong>, tutte davvero ottime, gustose e ben preparate: &#8220;Crema fredda di<strong> pecorino</strong>, basilico e limone&#8221;, &#8220;<strong>Involtini</strong> di melanzana con couscus e ceci&#8221;, &#8220;<strong>Tortino</strong> di riso bianco e nero con ratatouille alle erbe mediterranee&#8221;, &#8220;Crema pasticcera al limone con frutta e <strong>cialde</strong> di avena&#8221;. Il tutto accompagnato a scelta da &#8220;Birra <strong>artigianale</strong> Itineris&#8221; (mai nome più appropriato) o Solo Shiraz e <strong>Frascati</strong> Crio 10 delle Cantine San Marco.<br />
Infine a fine pasto ci è stato servito uno storico <strong>digestivo</strong> che ha fatto epoca, la<strong> Sambuca Molinari</strong>, oltre all&#8217;immancabile caffè. I menu possono essere <strong>personalizzati</strong>, su specifica richiesta, nel caso di problemi legati a <strong>intolleranze</strong> e allergie.<br />
Durante il tragitto non abbiamo potuto fare a meno di osservare le reazioni di <strong>automobilisti</strong> e passanti, gli sguardi stupiti, curiosi, a volte <strong>invidiosi</strong>, ma soprattutto divertiti!<br />
Il <strong>costo</strong> di questa singolare esperienza romantica? Non chiedetelo a me, visto che è stata la mia <strong>consorte</strong> ad offrirmela, ma potrete trovare tutte le informazioni necessarie sul <strong>sito</strong> dedicato <a href="http://www.tramjazz.com">www.tramjazz.com</a>.</p>
<p>Pubblicato in contemporanea su</p>
<p><img class="aligncenter" usemap="#Map3" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/garantitoigp6.jpg" border="0" alt="" /></p>
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		<title>La Crociata dei Pezzenti e il duca Iacopino da Reggio.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 16:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente uscente dell&#8217;Odg è stato confermato &#8211; e non era scontato &#8211; grazie a un successo personale basato su alleanze strategiche delle quali adesso potrebbe arrivare il conto. Ma che ha il merito di aver variato una geometria in apparenza immutabile. Enzo Iacopino è stato confermato alla presidenza dell&#8217;Ordine dei Giornalisti. Una notizia che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/Giornalisti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2231" title="Giornalisti" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/Giornalisti-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<p><strong>Il presidente uscente dell&#8217;Odg è stato confermato &#8211; e non era scontato &#8211; grazie a un successo personale basato su alleanze strategiche delle quali adesso potrebbe arrivare il conto. Ma che ha il merito di aver variato una geometria in apparenza immutabile.</strong><span id="more-2230"></span></p>
<p>Enzo Iacopino è stato confermato alla presidenza dell&#8217;<strong>Ordine dei Giornalisti</strong>. Una notizia che non era affatto scontata e che giunge al termine di uno <strong>scontro</strong> elettorale tanto aspro quanto <strong>rivoluzionario</strong>. Molto più di quanto non sembri.<br />
Metto le mani avanti e dico: <strong>sono contento</strong>.<br />
Lo sono perchè Iacopino &#8211; con il quale in passato <strong>non sempre</strong> mi sono trovato in sintonia, come anche su questo blog è facile verificare &#8211; mi è innanzitutto <strong>simpatico</strong>. Poi perchè non si nasconde, anzi, è uno che <strong>si espone</strong> pure di persona, frequenta, appare e non solo nei luoghi deputati ai papaveri o a chi cerca <strong>visibilità</strong>. Infine perchè, nella sua battaglia per la rielezione, ha dimostrato un certo<strong> coraggio</strong>.<br />
Un coraggio<strong> insolito</strong> per questo tipo di tenzoni combattute quasi sempre nel <strong>retrobottega</strong> delle sacre stanze: ha stretto <strong>alleanze</strong> rischiose, ha cavalcato la <strong>tigre </strong>dei movimenti, si è chiamato fuori dall&#8217;<strong>ortodossia</strong> e dalla liturgia, è insomma uscito dalle <strong>geometrie</strong> del sistema. Firmando forse<strong> cambiali</strong> che ora potrebbero passare all&#8217;incasso. Ma che sono anche il sintomo di una <strong>presa d&#8217;atto</strong> e di un&#8217;intuizione importante: con quello che stiamo passando, <strong>nulla</strong> più, all&#8217;interno della categoria, potrà restare <strong>com&#8217;era</strong>. E lui, lungimirantemente, se n&#8217;è <strong>accorto</strong>.<br />
Chi mi legge sa bene quanto il sottoscritto sia lontano da <strong>partiti</strong>, partitini, parrochie e giochetti politici. Quelli da cui il meccanismo di elezione del presidente dell&#8217;Odg non è certamente <strong>immune</strong>.<br />
Lungi quindi da me dipingere <strong>Iacopino</strong> come un cavaliere senza macchia e <strong>senza paura</strong>.<br />
La sua cavalcata mi ha ricordato però la <em><strong>Crociata dei Pezzenti</strong></em>, il movimento popolare (in cui &#8220;pezzenti&#8221; stava per <strong>poveri</strong>, gente comune, non titolati) che, guidato da <strong>Pietro l&#8217;Eremita</strong>, alla fine dell&#8217;XI secolo anticipò tutte le spedizioni in <strong>Terrasanta</strong>, poi passate sotto il nome di Crociate. Iacopino ha infatti costruito il suo <strong>successo</strong> elettorale appellandosi, non senza qualche retorica, agli &#8220;<strong>ultimi</strong>&#8220;, ai <em>sans papier</em> del giornalismo (quelli che la burocrazia sindacal-professionale chiama <strong>autonomi</strong>, relegando in un solo, inutile<strong> buglione</strong> freelance, disoccupati, <strong>abusivi</strong>, contratti a termine, cococo, <strong>pubblicisti</strong>, etc) ed ergendosi a loro paladino. Ha blandito i coordinamenti dei <strong>precari</strong>, ha sostenuto da <strong>Carta di Firenze</strong>, ha incoraggiato l&#8217;<strong>equo compenso</strong>.<br />
&#8220;<em>Tutta <strong>facciata</strong></em>&#8220;, dice qualcuno.<br />
Può darsi.<br />
Ma anche se fosse, quella di Iacopino è stata un&#8217;<strong>intuizione</strong> geniale. Perchè è il segno che lui ha capito non solo dove stanno i grandi <strong>numeri</strong> (e quindi i grandi volumi di potenziali <strong>voti</strong>), ma soprattutto dove va ormai<strong> inesorabilmente</strong> la professione: verso una<strong> precarizzazione</strong> generale pericolosamente inclinata, se non si adottano <strong>urgenti</strong> rimedi, verso la <strong>deprofessionalizzazione</strong> e il dilettantismo. Un ordine fatto di decine di migliaia di &#8220;<em>color che son sospesi</em>&#8221; che si appoggiano senza equilibrio su una concrezione di <strong>garantiti</strong> sempre più esile e sempre più impegnata, con il suo <strong>sindacato</strong>, in una sterile e autoconservativa battaglia di <strong>retroguardia</strong>.<br />
<strong>Intendiamoci</strong>: Iacopino non ha certo vinto la <strong>guerra</strong>. Che appare difficile assai (<strong>lunga no</strong>, perchè la categoria è allo stremo e più di tanto non riuscirà a durare).<br />
Certo, i <strong>precedenti</strong> storici non sono incoraggianti: la <strong>masnada</strong> dei pezzenti finì male tra <strong>divisioni</strong> interne, imboscate e errori <strong>politici</strong> prima ancora di arrivare a destinazione. E qui si frammentò di nuovo in <strong>fazioni</strong>, prima di cadere facilmente per mano del <strong>sultano</strong> e della sue <strong>astuzie</strong> tattiche.<br />
Speriamo che <strong>Enzo II</strong> abbia più fortuna di Pietro l&#8217;Eremita, che i pezzenti suoi <strong>seguaci</strong> abbiano scarpe grosse e <strong>cervello fino</strong> e che il Santo Sepolcro non si trasformi nella<strong> tomba</strong> della nostra professione.<br />
Una battaglia è già <strong>in corso</strong> e i pericoli (<strong>fuoco amico</strong> incluso) sono parecchi: è quella dell&#8217;<strong>equo compenso</strong>.<br />
E già si profila intanto all&#8217;orizzonte il <strong>terreno</strong> che sarà teatro del prossimo scontro <strong>campale</strong> in cui il rieletto presidente dovrà misurarsi: la lotta al <strong>giornalistificio</strong>.</p>
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		<title>Al bivio: equo compenso e economia della gratitudine</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 10:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un post comparso giorni fa sul sito di Lsdi (qui) riaffiorava la questione dei contributi &#8220;volontari&#8221; offerti gratuitamente alle (e sollecitati dalle) testate giornalistiche. Tema in realtà basato più sulla perpetuazione degli equivoci che su una sua reale complessità. Carsicamente riaffiora (me n&#8217;ero già occupato qui tempo fa), ma adesso torna particolarmente attuale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/grat.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2228" title="grat" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/grat-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a></p>
<p><strong>In un post comparso giorni fa sul sito di Lsdi (<a href="http://www.lsdi.it/2013/wired-non-puntiamo-ad-avere-giornalismo-gratis-ma-racconti-sull-innovazione-gli-articoli-sono-un-altra-cosa-e-vengono-pagati/" target="_blank">qui</a>) riaffiorava la questione dei contributi &#8220;volontari&#8221; offerti gratuitamente alle (e sollecitati dalle) testate giornalistiche. Tema in realtà basato più sulla perpetuazione degli equivoci che su una sua reale complessità.</strong><span id="more-2227"></span></p>
<p>Carsicamente <strong>riaffiora</strong> (me n&#8217;ero già occupato <a href="http://blog.stefanotesi.it/?p=850" target="_blank">qui</a> tempo fa), ma adesso torna particolarmente <strong>attuale</strong> per la discussione in corso sull&#8217;argomento tanto a livello istituzionale quanto della nostra <strong>commissione-ombra</strong> (<a href="http://blog.stefanotesi.it/?p=2215" target="_blank">qui</a>).<br />
Tutto nasce dall&#8217;<strong>offerta</strong> della rivista <strong><em>Wired</em></strong> ai suoi lettori di aprire un <strong>blog</strong> sul sito della rivista medesima per raccontare &#8220;<em>il loro punto di vista</em>&#8220;. Offerta che aveva sollevato <strong>eccezioni</strong> simili a quelle nate con l&#8217;edizione italiana dell&#8217;<strong>Huffington Post</strong>. E che ora si arricchisce tirando in ballo il problema della<strong> remunerazione </strong>dei contenuti &#8220;non giornalistici&#8221;. Rimando al sito di Ldsi per i dettagli e mi limito a un<strong> commento</strong>.<br />
A me pare ci sia un gran gioco di generale <strong>ipocrisia</strong>.<br />
La questione è posta, da tutti gli interlocutori, in modo spesso <strong>tendenzioso</strong>, perchè muove da presupposti dati per assunti e invece molto <strong>opinabili</strong>. Provo a elencarli in breve:<br />
<strong>1)</strong> Wired specifica di <strong>non</strong> cercare giornalisti, ma ingegneri, designer etc, insomma &#8220;<strong>professionisti</strong>&#8221; dei rispettivi settori: dove è scritto però che questi contenuti &#8220;non giornalistici&#8221; non debbano essere <strong>pagati</strong>? La vera differenza è tra il &#8220;contributo volontario&#8221;, cioè <strong>gratuito</strong>, e quello professionale, cioè retribuito. La differenza tra contenuto giornalistico e non giornalistico è solo una <strong>sub questione</strong>, una faccenda di modo.<br />
<strong>2)</strong> Viceversa, a nessuno può certamente essere <strong>impedito</strong> di &#8220;regalare&#8221; qualcosa a qualcuno: quindi ogni atto di <strong>liberalità</strong> che abbia per oggetto un contenuto, giornalistico o meno, andrà considerato per quello che è, cioè un <strong>regalo</strong>.<br />
<strong>3)</strong> Non a caso <strong>Ferrazza</strong>, il direttore di Wired, nella sua replica al Lsdi parla appunto di &#8220;<em>giovani professionisti</em>&#8221; e non di dilettanti, di <strong>aspiranti </strong>o di volontari, quindi fa riferimento a persone che del loro lavoro ci <strong>campano</strong>, non a gente che si esprime su quei temi per <strong>hobby</strong> o senza adeguate nozioni.<br />
<strong>4)</strong> &#8220;<em>Per questo chiedo a chi abbia voglia di <strong>scrivere</strong> su Wired di mandarci una mail, analizzeremo le <strong>proposte</strong> e se le riterremo valide commissioneremo il pezzo. A <strong>pagamento</strong></em>&#8220;, dice ancora Ferrazza. Non si capisce però se ad &#8220;<strong>aver voglia</strong>&#8221; debbano essere i giornalisti o gli altri. Se, come sembrerebbe, si tratta del primo caso sarebbe opportuno indicare l&#8217;<strong>entità </strong>almeno orientativa dei compensi, perchè anche le <strong>idee</strong> ricevute, le proposte non accettate e le <strong>informazioni</strong> raccolte attraverso di esse hanno un <strong>valore</strong> (e quindi un <strong>prezzo</strong>).<br />
<strong>5) </strong>Sonia, una lettrice, commenta &#8220;<em>Fare traffico resta comunque un<strong> lavoro</strong> da <strong>blogger</strong></em>&#8220;. Mi pare un punto di approdo importante, grazie al quale forse si comincia finalmente a fare <strong>chiarezza</strong> su qual è il vero lavoro del blogger (cioè di chi usa lo <strong>strumento-blog</strong>): creare traffico sulla rete. Il lavoro del <strong>giornalista </strong>è invece &#8220;fare informazione&#8221;. La differenza mi sembra <strong>lampante</strong>. Speriamo se ne cominci a prendere atto.<br />
<strong>6) </strong>In chiusura, il sito di<strong> Lsdi </strong>accenna al fatto che un <strong>equo compenso</strong> per blogger e freelance è stato richiesto dai <strong>sindacati</strong> americani ai siti che ospitano contenuti &#8220;<strong>volontari</strong>&#8220;. Ma anche questa mi sembra una sottolineatura <strong>incompleta</strong>, per la quale rimando al punto 1: sarebbe infatti giusto aggiungere che pure in Usa, al cospetto del <strong>caos</strong> e delle manipolazioni più o meno malevole dell’informazione compiute via web, le <strong>sentenze</strong> di alcuni giudici (<a href="http://blog.stefanotesi.it/?p=1279" target="_blank">qui</a>) cominciano a prospettare l’opportunità della creazione, anche in quel paese, di un<strong> organo</strong> che vigili sul <strong>comportamento</strong> di chi dice di “fare informazione”, cioè in sostanza i giornalisti, o di chi <strong>pretende</strong> di farne. Potrebbe essere un’inversione di tendenza <strong>clamorosa</strong>, che rivaluterebbe il nostro tanto bistrattato sistema <strong>ordinistico</strong>.<br />
<strong>7)</strong> La critica vagamente <strong>moraleggiante</strong> all’<em>economia della gratitudine</em> mi suona infine un po’ ambigua: non posso <strong>regalare</strong> (quindi dare volontariamente e gratis) qualcosa a qualcuno e poi <strong>pretendere </strong>di essere pagato per quello che ho donato, sennò si tratta di <strong>lavoro</strong>. Giornalisti e blogger se ne dovrebbero sempre <strong>ricordare</strong> &#8220;prima&#8221; di dare, anziché &#8220;dopo&#8221;. Insomma, se i <strong>patti</strong> a cui si richiama Lsdi sono chiari, gli <strong>equivoci</strong> non ci sono.<br />
Resta da scoprire chi abbia<strong> interesse</strong> a far sì che le <strong>nebbie</strong> stagnanti sulla questione rimangano tali.</p>
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		<title>Scene di straordinaRyanair follia sul Pisa-Lamezia T.</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 17:30:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Viaggiare con la famosa compagnia low cost è sempre una fonte di sorrisi e di arrabbiature insieme. Nemmeno nella mia lunga carriera di frequent flyer, però, avevo mai assistito a un siparietto come quello dell&#8217;altroieri. Ho un rapporto contrastato con la Ryanair. Di amore-odio, direi. Da un lato ammiro questa compagnia low cost che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/ryan1.jpg"><img src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/ryan1-300x168.jpg" alt="" title="ryan" width="300" height="168" class="aligncenter size-medium wp-image-2226" /></a></p>
<p><strong>Viaggiare con la famosa compagnia <em>low cost</em> è sempre una fonte di sorrisi e di arrabbiature insieme. Nemmeno nella mia lunga carriera di <em>frequent flyer</em>, però, avevo mai assistito a un siparietto come quello dell&#8217;altroieri.</strong><span id="more-2222"></span></p>
<p>Ho un rapporto <strong>contrastato</strong> con la Ryanair. Di amore-odio, direi.<br />
Da un lato <strong>ammiro</strong> questa compagnia low cost che è riuscita a reggere botta nonostante la crisi, le mille <strong>critiche</strong>, tanti limiti e anche qualche comportamento <em>borderline</em>, inventandosi l&#8217;<strong>aereo-torpedone</strong>: versione riveduta e corretta dei gloriosi bus <em><strong>postali</strong></em> con cui, in tempi ormai remoti, dai centri di provincia <strong>pendolari</strong>, studenti e massaie raggiungevano i capoluoghi.<br />
Dall&#8217;altro <strong>detesto</strong> la venalità, la cavillosità, i codicilli e i <strong>pretesti</strong> che l&#8217;azienda utilizza per estorcere in ogni modo denaro ai clienti, facendo <strong>pagare</strong> loro tutto, ma proprio tutto. C&#8217;è chi scommette che presto sugli aerei compariranno i distributori di <strong>carta igienica</strong> a gettone.<br />
Guardiamoci in<strong> faccia</strong>, però: basta un po&#8217; d&#8217;attenzione con la prenotazione e il bagaglio e con <strong>50 euro</strong> copri tratte che, ai costi di auto o di treno veloce, non arriverebbero a 100 km. Insomma non c&#8217;è dubbio: <strong>conviene</strong>.<br />
Ma si diceva del bagaglio,<strong> croce</strong> (del passeggero) e <strong>delizia</strong> (per la compagnia).<br />
I <strong>limiti</strong>, fiscalissimamente fatti rispettare da solerti steward, ormai sono noti (<strong>max 10 kg</strong>, dimensioni 53x40x20, nessun altro bagaglio a mano). E altrettanto lo sono le <strong>sovrattasse</strong> per chi sgarra (60 euro in caso di valigia troppo grande e un tot al kg per il sovrappeso). Ma ciò non toglie che &#8211; un po&#8217; per necessità, un po&#8217; per <strong>furbizia</strong> all&#8217;italiana, un po&#8217; per ingenuità &#8211; ci sia sempre chi ci <strong>prova</strong>.<br />
A volte va bene, a volte no.<br />
Venerdì mattina, all&#8217;imbarco del<strong> volo</strong> da Pisa a Lamezia Terme, a qualcuno è andata male: l&#8217;<strong>occhiuto</strong> personale sfila tra i passeggeri in attesa, ne individua uno e lo invita  &#8211; tipo scarpetta di <strong>Cenerentola</strong> &#8211; a &#8220;provare&#8221; a infilare il bagaglio, effettivamente più <strong>voluminoso</strong> degli altri, nella <strong>gabbia</strong> che funge da calibro.<br />
Esito: <strong>negativo</strong>. &#8220;<em>Spiacente</em> &#8211; sussurra educatamente l&#8217;assistente &#8211; <em>siamo fuori dalle dimensioni massime, sono <strong>60 euro</strong></em>&#8220;.<br />
Il giovane, un tipo <strong>corpulento</strong>, prima sgrana gli occhi. Poi sbuffa. Poi tenta inutilmente, come da copione, di <strong>impietosire</strong> il controllore.<br />
Dopodichè, mentre la gente in <strong>coda</strong> dietro di lui spinge e comincia a <strong>rumoreggiare</strong>, lo sguardo gli si illumina.<br />
Prima ritenta di infilare la valigia nella <strong>gabbia</strong>, si accorge così che il problema sono le <strong>ruote</strong> del trolley e detto fatto: le afferra provando a <strong>strapparle</strong> via.<br />
L&#8217;operazione però, tra <strong>smorfie</strong> e sforzi, si rivela più <strong>complicata</strong> del previsto. Sotto gli occhi incuriositi degli astanti, il giovanotto anzichè arrendersi <strong>scavalca</strong> allora il nastro e, piazzatosi di fianco alla fila, cerca di rompere il robusto guscio con le <strong>maniere</strong> forti. Niente da fare. Vuoi per l&#8217;<strong>ansia</strong> di non pagare, vuoi perchè si sente osservato, il tipo comincia a innervosirsi: <strong>paonazzo</strong> afferra di nuovo le ruote, poi il telaio e tipo <strong>Maciste</strong> prova a spezzarlo, o almeno a piegarlo. <strong>Nisba</strong>. La gente intanto ha rallentato il deflusso e guarda ormai incuriosita il singolare <strong>confronto</strong>. Si va avanti per minuti, senza esito.<br />
L&#8217;uomo ora è <strong>arrabbiato</strong> sul serio. Sferra al bagaglio un paio di inutili <strong>cazzotti</strong> intimidatori, poi lo afferra, lo solleva in <strong>aria</strong> e lo sbatte violentemente sul <strong>pavimento</strong> dopo averlo fatto roteare, con qualche pericolo per quelli intorno. Gran <strong>botto</strong>, ma la valigia resiste. Dal di qua del vetro, chi ha già superato lo sbarramento dei <strong>controlli</strong> comincia a fare seriamente il<strong> tifo</strong> e a dispensare consigli. Ormai è un <strong>corpo</strong> a corpo. Una <strong>tauromachia</strong>. Il tipo è fuori di sè per l&#8217;inattesa resistenza. Sale sul trolley, impreca, ci <strong>salta </strong>sopra. E quello, tuttavia, regge.<br />
Il clima circostante si è fatto da <strong>arena</strong>.<br />
A un certo punto, colpo di <strong>scena</strong>: forse smarrito per le difficoltà dell&#8217;amico, un <strong>conterraneo</strong> del viaggiatore rompe gli indugi e, a forza di <strong>gomiti</strong>, prende a risalire la coda, deciso a dar <strong>man forte</strong> al malcapitato e a dare una lezione a quelli della Ryanair.<br />
Ora sono in due a <strong>accanirsi</strong> sul trolley: uno afferra uno dei bastoni del manico, l&#8217;altro pure e tirano in stile <strong>tiro alla fune</strong>, smadonnando <strong>rubizzi</strong>. Le provano tutte, davvero tutte, ma l&#8217;esile <strong>telaio</strong> di plastica e metallo <em>made in china</em> resiste ancora. Salta qualche pezzo, eppure la struttura non cede. La <strong>tenzone</strong> si svolge adesso tra ali di pubblico partecipe. Sono tutti dalla parte del <strong>passeggero</strong>, in verità. Signori anziani lanciano occhiate di <strong>sfida</strong> agli stupefatti steward. Signore sulla sessantina danno suggerimenti tecnici e in stretto <strong>dialetto</strong> calabrese inveiscono contro la resistenza della <strong>scostumata</strong> valigia. Qualcuno ride e deride. I due <strong>energumeni</strong> provano pure con i calci: nada. Uno dei due si guarda minacciosamente intorno alla ricerca di una leva, di un <strong>martello</strong>, di un pie&#8217; di porco.<br />
Quando finalmente la <strong>porta</strong> automatica si è aperta davanti a noi per farci accedere alla pista, il bagaglio era malconcio, ma<strong> respirava</strong> ancora.<br />
A <strong>bordo</strong>, non l&#8217;ho visto.</p>
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		<title>La Fieg passa da mostro a nove teste a Giano bifronte</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 16:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ed è già un passo avanti. Riferisce il presidente Odg che alla riunione della commissione per l&#8217;equo compenso, la pretesa degli editori è scesa da 9 a 2 rappresentanti. Intanto però si è slittati al 24/6. Ma Fnsi e Inpgi come si sono comportati? &#8220;Basta traccheggiare&#8221;, tuonò il sottosegretario. Un&#8217;intimazione che la dice lunga su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/giano.jpg"><img src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/giano-300x296.jpg" alt="" title="giano" width="300" height="296" class="aligncenter size-medium wp-image-2221" /></a></p>
<p><strong>Ed è già un passo avanti. Riferisce il presidente Odg che alla riunione della commissione per l&#8217;equo compenso, la pretesa degli editori è scesa da 9 a 2 rappresentanti. Intanto però si è slittati al 24/6. Ma Fnsi e Inpgi come si sono comportati?</strong><span id="more-2220"></span></p>
<p>&#8220;Basta traccheggiare&#8221;, tuonò il sottosegretario.<br />
Un&#8217;intimazione che la dice lunga su come sia andata la prima, attesissima riunione (anche da noi della commissione-ombra, i quali, in tutta onestà, avevamo azzeccato la facile previsione dei suoi esiti) della commissione per l&#8217;equo compenso riunitasi oggi a Roma.<br />
L&#8217;ha appena raccontato, sulla sua pagina FB, uno che c&#8217;era: il presidente dell&#8217;OdG Enzo Iacopino.<br />
Vi riporto sotto cosa scrive.<br />
Prima, però, faccio pubblicamente una domanda. Non polemica, solo sinceramente interessata: durante la discussione che atteggiamento hanno tenuto le altre due &#8220;parti&#8221; giornalistiche coinvolte, l&#8217;Fnsi e l&#8217;Inpgi?<br />
Attendiamo lumi.<br />
Ecco cosa dice Iacopino:</p>
<p>EQUO COMPENSO, CINGUETTII E MORATORIE. La prima riunione vera della commissione? La prossima, il 24 giugno ore 17. &#8220;Basta traccheggiare&#8221;: parole del sottosegretario Giovanni Legnini agli editori che hanno prodotto due designazioni anziché una. Domani delibereranno che il rappresentante valido è il direttore della FIEG. Legnini propone di tentare un&#8217;intesa tra giornalisti ed editori che poi la commissione, facendo audizioni (i Coordinamenti dei precari si preparino: lo avevo già chiesto e lo formalizzerò domattina) eventualmente ratificherà.<br />
Sento fastidiosi cinguettii in sala. Intervengo dicendo che subordino il mio consenso alla revoca da parte degli editori di tutte le misure penalizzanti di questi ultimi mesi. Ad esempio, chiedere di scrivere un abstract per l&#8217;on line senza compenso aggiuntivo rispetto a quello dell&#8217;articolo. Cito casi specifici.<br />
La FIEG risponde che non sono richieste illegali e che non hanno potere per imporlo ai loro associati. Il sottosegretario ci pensa e chiede &#8220;una moratoria&#8221;, convenendo che quelle sono richieste che non si possono rifiutare, pena esser lasciati a casa.<br />
Che cosa debbo fare? Andare al confronto mentre gli editori continuano a tagliare o rifiutarsi di partecipare e chiedere che tutto avvenga pubblicamente, davanti alla commissione? Magari in streaming (non prendeteci gusto, non concederanno mai la diretta: dovrebbero smetterla con i cinguettii)</p>
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		<title>GARANTITO IGP. L&#8217;Hotel in cui tutto è &#8220;taylor made&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 06:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/img1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2214" title="img1" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/img1-300x111.jpg" alt="" width="300" height="111" /></a> </p>
<p><strong>di LORENZO COLOMBO<br />
La &#8220;new entry&#8221; IGP esordisce come ospite molto soddisfatto di un albergo istriano: dove ha trovato un&#8217;accoglienza &#8220;<em>enogastro</em>&#8221; così su misura che, più su misura, non si può.<span id="more-2212"></span></p>
<p></strong> Molte strutture alberghiere vantano di proporre una vacanza <strong>a misura</strong> di cliente, ma mai c’era capitato prima, di poter scegliere una <strong>personalizzazione</strong> così su misura come quella del <strong>Grand Hotel Palazzo</strong> (<a href="http://www.hotel-palazzo.hr" target="_blank">qui</a>), a Poreč (<strong>Parenzo</strong>), in Croazia. Il potenziale cliente non ha che da chiamare e <strong>specificare</strong> cosa intenderebbe fare durante il suo soggiorno e lo staff dell’hotel provvederà ad organizzargli la vacanza curandone ogni <strong>dettaglio</strong>, naturalmente le varie scelte possono anche essere effettuate una volta giunti in loco. Questo <strong>storico</strong> albergo, nato nel 1910, è tornato a nuova vita nel <strong>2009</strong>, dopo un periodo d’abbandono durante il quale era stato utilizzato anche per ricoverare le <strong>popolazioni</strong> rimaste senza dimora durante gli anni bui della guerra che ha segnato la fine della <strong>Jugoslavia</strong>. <strong>Ristrutturato</strong> completamente, rispettando le strutture originali, è ora un eccellente hotel a quattro stelle superiore dal <strong>favorevolissimo</strong> rapporto qualità-prezzo, soprattutto se si ha la possibilità di soggiornarvi in un <strong>periodo</strong> non d’altissima stagione. Siamo stati ospiti in questa struttura per un paio di giorni nella prima metà del mese di <strong>maggio</strong>, durante l’evento <strong>Vinistra</strong>, dedicato alla produzione viticola della penisola, ed abbiamo potuto verificare l’ampia <strong>disponibilità</strong> ad accogliere le esigenze  più <strong>disparate</strong>, avendo la struttura alberghiera instaurato un rapporto di <strong>collaborazione</strong> con le più diversificate realtà produttive e turistiche della <strong>penisola</strong> istriana. Pensiamo ad esempio ad una vacanza di tipo <strong>enogastronomico</strong>, come la nostra, e vediamo come potrebbe essere strutturata. Visita ad una <strong>cantina</strong>: noi siamo stati presso quella di <strong>Moreno Degrassi</strong> (<a href="http://www.degrassi.hr/" target="_blank">qui</a>), situata a Savudrija (Salvore) vicino ad Umag (Umago), venticinque gli ettari a vigneto, collocati in quattro differenti zone: Bomarchese, Contarini, Ferné e San Pellegrin; vi si coltivano ben sedici diversi <strong>vitigni</strong>, il sessanticinque percento dei quali internazionali. La Degrassi è l’azienda che vanta il più <strong>elevato</strong> numero di <strong>etichette</strong> in Istria, ben venticinque, nonostante abbia iniziato a commercializzare con proprio nome solamente nel 1996. Numerosi i <strong>vini</strong> che abbiamo potuto assaggiare durante la nostra visita, tra i più interessanti segnaliamo il <strong>Terrano Terre Rosse 2008</strong>, un vino elegante, con un bellissimo e nitido frutto rosso e leggere note <strong>affumicate</strong>, fresco, minerale, con una bella vena acida ed una lunga persistenza su note <strong>amaricanti</strong>. Molto interessante anche il <strong>Refosco</strong>, con un intenso sentore di ciliegia matura venata da note <strong>speziate</strong>, asciutto, sapido, con spiccata vena acida e lunga persistenza. Tra i vini <strong>bianchi</strong> abbiamo particolarmente apprezzato il Terre Bianche 2011 “<strong>Cuvée blanc</strong>”, ampio al naso, con sentori mielati e di fiori di <strong>gelsomino</strong>, strutturato e morbido al palato, ma dotato di una buona sapidità e di una bella vena <strong>acida</strong>. Dopo aver visitato questa cantina siamo stati a pranzo da <strong>Toni</strong>, sempre a Savudrija, qui regna <strong>Paolo Paoletić</strong>, che gestisce il ristorante dal 1970 (anche se ormai sta lasciando le redini al figlio), che vi proporrà una serie di piatti a base di <strong>pesce</strong> che faticherete a dimenticare; noi abbiamo iniziato con un carpaccio di <strong>tonno</strong> affumicato, proseguendo con uno strepitoso cocktail di scampi con <strong>asparagi</strong> ed uovo, seguito da canestrelli con pomodorini e <strong>capesante</strong>, filetto d’orata con il suo brodetto per concludere con scampi e <strong>tartufo</strong> nero. Se la<strong> cucina</strong> v’ha soddisfatto potete trovare  questi piatti, e numerosi altri, nel libro “<em>La mia cucina di pesce</em>”, che Paolo ha recentemente pubblicato, disponibile in <strong>tre lingue</strong> (croato, inglese ed italiano). Dopo pranzo, un’escursione nel cuore verde dell’Istria ci ha portato a <strong>Livade</strong>, qui si trova Ipša (<a href="http://www.ipsa-maslinovaulja.hr " target="_blank">qui</a>), piccolo produttore d’un eccellente <strong>olio d’oliva</strong>; dalle 2.200 piante si ricavano annualmente meno di 4.000 litri. Tra le diverse tipologie prodotte abbiamo particolarmente apprezzato l’Istarska Bjelica (<strong>Bianchera Istriana</strong>), una cultivar locale che richiama al naso note di <strong>sedano</strong> e pomodoro. La giornata non è ancora terminata, si riscende a Buje, per visitare la “<strong>Zigante tartufi</strong>” (<a href="http://www.zigantetartufi.com " target="_blank">qui</a>). L’azienda, che commercializza e lavora tartufi &#8211; dei quali la penisola <strong>istriana</strong> è ricca &#8211; ospita anche un <strong>ristorante</strong> nel quale abbiamo potuto assaporare alcune specialità a base del prezioso tubero (nero naturalmente, data la <strong>stagione</strong>); dopo un formaggio fresco al tartufo con salsiccia e <strong>bietol</strong>e, siamo passati alle classiche tagliatelle al tartufo, per concludere con un delizioso gelato, naturalmente al tartufo. E se invece si dovesse optare per una <strong>vacanza</strong> di totale ozio e <strong>relax</strong>? Nessun problema, l’hotel ha la capacità di coccolare il cliente in completa <strong>autonomia</strong>. Iniziamo da ristorante interno, il “<strong>Parenzo 1910</strong>”, affidato alle abili mani del giovane chef <strong>Ivan Justa</strong>, che, dopo diverse esperienze in Italia, ne gestisce da poco più di un anno la cucina. Oltre naturalmente al pesce, <strong>freschissimo</strong>, Ivan s’è impegnato a valorizzare la carne di un <strong>bovino locale</strong>, il “<em>boškarin</em>”; impiegato nel passato per i lavori agricoli, con l’avvento della meccanizzazione questa specie ha rischiato l’<strong>estinzione</strong>, ora, grazie ad un laborioso lavoro di recupero, viene utilizzato per fini <strong>gastronomici</strong>. Diversi i piatti proposti con questa carne, tra i quali abbiamo molto apprezzato la “<strong>tartare</strong>”, preparata da Ivan durante lo show cooking all’interno di Vinistra. Convenzionato con l’hotel, e situato a fianco ad esso troviamo il modernissimo <strong>Cafè del Mar</strong> (<a href="http://hotel-palazzo.hr/it/cafe-del-mar" target="_blank">qui</a>), che dispone di un’ampia <strong>terrazza</strong> sul mare. L’albergo dispone di un piccolo ma completo centro <strong>benessere</strong>, riservato ai suoi clienti, che possono usufruire anche di trattamenti estetici e di <strong>massaggi</strong>; pur non essendo dotato di una propria spiaggia – essendo situato sì <strong>sul mare</strong>, ma praticamente nel centro dell’antico borgo &#8211; dispone di una propria <strong>piscina</strong>, al momento solamente scoperta. Se comunque ci si volesse sdraiare su una <strong>spiaggia</strong>, proprio di fronte al Grand Hotel Palazzo si trova l’isoletta di <strong>Sveti Nikola</strong>, raggiungibile in meno di tre minuti, che dispone di strutture balneari. Ultima arrivata &#8211; al momento della nostra visita era in fase di completamento &#8211; la <strong>Vinoteca</strong>, nella quale si potranno assaporare i numerosi vini <strong>istriani</strong>, ma non solo. A proposito di vino, nella lista di quelli disponibili al ristorante si trova tranquillamente anche Sassicaia e <strong>Chateau d’Yquem</strong>, tanto per non farsi mancare nulla. E se infine voleste <strong>cenare</strong> a Parenzo, senza però rimanere in albergo? Nessun problema, a pochissimi passi dall’hotel si trova il ristorante <strong>Sv. Nicola</strong> (<a href="http://www.svnikola.com/ " target="_blank">qui</a>), dove avrete la possibilità di scegliere, oltre che alla carta, tra un menù di <strong>carne</strong> ed uno di pesce; naturalmente abbiamo optato per il pesce, venendo così gratificati da una tartare di <strong>gamberi</strong> e scampi con caviale, seguita da una vellutata di scampi e da filetto di branzino al tartufo e filetto di <strong>sarago</strong> con ostriche cotte nello spumante, come accompagnamento al tutto una fresca e sapida <strong>Malvasia</strong> istriana.</p>
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		<title>Ecco il manifesto ufficiale della commissione-ombra!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 21:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E speriamo, anche se hanno già cominciato, che non ci chiamino eretici, scatenandoci contro la santa inquisizione dell&#8217;establishment giornalistico. We&#8217;re just common people. Su FB si chiama &#8220;Equo compenso: la pagina della commissione ombra&#8220;. Più chiaro di così. E contiene il manifesto programmatico/metodologico della medesima. Eccolo, senza ulteriori commenti: La &#8220;commissione-ombra&#8221; nasce dall&#8217;idea di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/lutero1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2217" title="lutero" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/lutero1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>E speriamo, anche se hanno già cominciato, che non ci chiamino eretici, scatenandoci contro la santa inquisizione dell&#8217;establishment giornalistico. <em>We&#8217;re just common people</em>.</strong><span id="more-2215"></span></p>
<p>Su FB si chiama &#8220;<strong>Equo compenso: la pagina della commissione ombra</strong>&#8220;. Più chiaro di così.<br />
E contiene il manifesto <strong>programmatico/metodologico</strong> della medesima.<br />
<strong>Eccolo</strong>, senza ulteriori commenti:</p>
<p><em>La &#8220;commissione-ombra&#8221; nasce dall&#8217;idea di un gruppo di <strong>giornalisti</strong> autonomi, di ogni estrazione ed <strong>esperienza</strong>, di affiancare con spunti, <strong>osservazioni</strong>, proposte e critiche, &#8220;<strong>simulandone</strong>&#8221; lo svolgimento, i lavori della commissione <strong>ministeriale</strong> sull&#8217;equo compenso che si riunirà, dopo una lunga <strong>pausa</strong>, a partire dal prossimo 13 giugno.<br />
Il <strong>metodo</strong> di lavoro della commissione-ombra è semplice: tentare di <strong>prevedere</strong> e di prevenire le dinamiche<strong> interne</strong> della commissione vera, per proporre <strong>riflessioni</strong> dettate dal &#8220;<strong>di dentro</strong>&#8221; della categoria, ovvero da chi <strong>conosce</strong> meglio di chiunque altro i problemi del lavoro <strong>autonomo</strong> giornalistico.<br />
L&#8217;organismo è stato formato e ha già elaborato alcune <strong>bozze</strong>, per arrivare sempre <strong>puntuale</strong> agli appuntamenti con la riunione della commissione &#8220;ufficiale&#8221;.<br />
<strong>Parole d&#8217;ordine</strong>: efficienza e velocità, anche per sollecitare chi avrebbe già dovuto da tempo &#8220;sfornare&#8221; le<strong> cifre</strong> sulle quali <strong>parametrare</strong> l&#8217;equo compenso giornalistico.<br />
I &#8220;commissari-ombra&#8221; si <strong>confronteranno</strong> impersonando ciascuno un <strong>ruolo</strong> ben preciso all&#8217;interno della commissione &#8220;ufficiale&#8221; e provando così a dibattere tutte le possibili <strong>ipotesi</strong> e soprattutto resistenze.<br />
I <strong>commissari-ombra</strong> sono:<br />
- <strong>Antonello Antonelli</strong> (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), abruzzese, </em><em>membro del Consiglio territoriale di disciplina, già consigliere  dell&#8217;Ordine e con un&#8217;esperienza triennale nel direttivo dell&#8217;Assostampa  Abruzzo</em><br />
<em> &#8211; <strong>Fabrizio Morviducci</strong> (Ordine dei Giornalisti), fiorentino, uno dei &#8220;padri&#8221; della Carta di Firenze e consigliere nazionale uscente dell&#8217;Ordine dei Giornalisti<br />
-<strong> Giulio Volontè</strong> (Fieg), piemontese di Sardegna, reduce delle giornate di Firenze e freelance a tutto tondo<br />
- <strong>Francesco Blasi</strong> (Inpgi), pugliese trapiantato in Abruzzo, storico collaboratore de &#8220;Il Centro&#8221; ed ex membro (deluso) del direttivo dell&#8217;Assostampa Abruzzo<br />
- <strong>Vittorio Pasteris</strong> (Ministero dell&#8217;Economia), fondatore e condirettore di Quotidiano Piemontese curatore di un blog particolarmente informato ed interessante<br />
- <strong>Marco Merola</strong> (Fnsi), freelance partenopeo ed esperto di lavoro autonomo<br />
- <strong>Rosaria Talarico</strong> (Ministero del Lavoro), freelance calabrese di stanza a Roma, già inviata.<br />
Sono <strong>coordinati</strong> da un supervisore, <strong>Stefano Tesi</strong>, giornalista senese da sempre in <strong>prima linea</strong> per la libera professione giornalistica.<br />
Insieme daranno vita ad un vero e proprio &#8220;</em><strong>gioco di ruolo</strong><em>&#8220;, in cui ognuno si immedesimerà nella <strong>parte</strong> assegnata, cercando di formulare <strong>dubbi</strong>, perplessità, suggerimenti che potrebbero <strong>legittimamente</strong> (o meno) uscire dalla &#8220;commissione ufficiale&#8221;.<br />
Ma non sarà solo un gioco: perché proprio da questo sforzo si cercheranno di trarre <strong>argomenti</strong> e sostegni alla &#8220;causa&#8221; dei giornalisti autonomi, destinatari e <strong>beneficiari</strong> della legge sull&#8217;equo compenso.<br />
Nessuno<strong> pretende</strong> di dare consigli o giudizi a <strong>nome</strong> della categoria, né tantomeno di <strong>sostituirsi</strong> alla commissione ufficiale o agli organismi  di Ordine, sindacato, previdenza: sarà solo un modo di <strong>stimolare</strong> il dibattito e la riflessione di tutti colleghi così che il lavoro &#8220;ufficiale&#8221; possa trarne, se vuole, indicazioni e i giornalisti sentirsi parte di una <strong>dinamica</strong> nazionale su un tema particolarmente sentito, che da anni ci <strong>impegna</strong> tutti.<br />
Per <strong>dar conto</strong> pubblicamente e costruttivamente dei <strong>lavori</strong> della &#8220;commissione ombra&#8221; è stata creata la <strong>pagina Facebook</strong> &#8220;Equo compenso&#8221;, <strong>aperta</strong> al contributo dei lettori, sulla quale con <strong>regolarità</strong> i &#8220;commissari&#8221; riporteranno il frutto delle loro riunioni.<br />
Inoltre,<strong> ognuno </strong>di loro riporterà e commenterà il lavoro svolto anche sul proprio <strong>blog</strong>.<br />
Commenti, osservazioni,<strong> critiche</strong>, contributi saranno in ogni caso i <strong>benvenuti</strong></em>.</p>
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		<title>Quando le &#8220;ombre&#8221; fanno paura a chi teme la propria.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 19:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A meno di due giorni dalla riunione della Commissione per l&#8217;equo compenso, si è riunita via web quella &#8220;ombra&#8221; costituita da me e sette colleghi. Documenti prodotti, per ora, nessuno. Ma è bastato il fatto in sè per far scattare il dissenso preventivo dei soliti noti. Nulla è più noioso di un film già visto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2210" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/ombra1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2210" title="ombra" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/ombra1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">da blog.libero.it/sciarconazzi</p></div>
<p><strong>A meno di due giorni dalla riunione della Commissione per l&#8217;equo compenso, si è riunita via web  quella &#8220;<em>ombra</em>&#8221; costituita da me e sette colleghi. Documenti prodotti, per ora, nessuno. Ma è bastato il fatto in sè per far scattare il dissenso preventivo dei soliti noti.</strong><span id="more-2208"></span></p>
<p>Nulla è più <strong>noioso</strong> di un film <strong>già visto</strong>. Soprattutto se era stato noioso pure la prima volta.<br />
Ecco: da quando è stata costituita la <strong><em>commissione-ombra</em></strong> per l&#8217;equo compenso, stiamo assistendo al solito <strong>film</strong>. Un minuetto stucchevole. Un <strong>giochino</strong> delle parti in cui qualcuno, <strong>spiazzato</strong> dal sorgere di qualcosa che magari si rivelerà inoffensivo o perfino <strong>utile</strong> alla causa, ma <strong>incontrollabile</strong> (e pertanto fuori dalla logica di chi è abituato a credere che tutto sia sotto il suo <strong>olimpico</strong> controllo), si avventura nella <strong>prevedibile</strong> operazione di gettare <strong>discredito</strong> preventivo addosso a chi non si è ancora pronunciato, nè si sa se lo farà. O <strong>come</strong>.<br />
E&#8217; una <strong>congiura</strong> doppia e ambigua: doppia perchè basata sul <strong>silenzio</strong> ufficiale e ambigua perchè articolata sulle <strong>chiacchiere</strong> a mezza bocca.<br />
<strong>Assunto</strong> di partenza: &#8220;<em>Ma questi chi credono di essere?</em>&#8220;. Appendice del più ampio, italico <strong>corollario</strong> &#8220;<em>Loro non sanno chi sono io</em>&#8220;.<br />
Invece, cara <strong>ombra</strong> che temi  &#8211; senza conoscerle &#8211; le ombre e perfino la tua, chi siamo te lo <strong>diciamo noi</strong>, spontaneamente, senza neppure chiederti lo sforzo di domandare.<br />
Siamo <strong>colleghi</strong>.<br />
Comuni colleghi. <strong>Gente seria</strong>, onesta, coi problemi di tutti.<br />
E che la<strong> professione</strong>, con le sue pene, la conosce bene. Dal di <strong>dentro</strong>. Per averla praticata e praticarla ancora, finchè sopravvive, tutti i giorni.<br />
Gente insomma che non solo ha il <strong>diritto</strong>, ma il <strong>dovere</strong> di avere un&#8217;<strong>opinione</strong> (solo un&#8217;opinione, non la verità <strong>assoluta</strong>) su una questione di cui tutti si riempiono la <strong>bocca</strong>, ma pochi sanno davvero: l&#8217;<strong>equo compenso del lavoro giornalistico</strong>.<br />
Quello per il quale, dopodomani a <strong>Roma</strong>, si riunisce una commissione prevista dalla <strong>legge</strong>, a costituire la quale vanno, nientepopodimeno, che un <strong>sottosegretario</strong>, i rappresentanti dei ministeri del <strong>Lavoro</strong> e dello <strong>Sviluppo economico</strong>, il presidente dell&#8217;<strong>Ordine</strong> dei Giornalisti, il segretario generale della <strong>Federazione</strong> Nazionale della Stampa Italiana, il presidente dell&#8217;Istituto Nazionale di <strong>Previdenza</strong> dei Giornalisti Italiani e un esponente della Federazione Italiana <strong>Editori</strong> di Giornali.<br />
Si dirà: chi meglio di tanti <strong>pezzi grossi</strong>?<br />
Può darsi che sia così.<br />
Ma siccome i <strong>precedenti</strong> non sono incoraggianti e la categoria <strong>boccheggia</strong> a fronte dei tentennamenti (a geometria<strong> variabile</strong>, come tattica comanda, si capisce) delle proprie istituzioni, nonchè delle <strong>acrobazie</strong> politico-normative della sua controparte naturale (<strong>leggendaria</strong> la pretesa avanzata dalla <strong>Fieg</strong> a gennaio, quando accampando fantasiose interpretazioni della legge chiedeva, con finalità palesemente <strong>dilatorie</strong>, di avere in commissione nove  &#8211; <strong>nove</strong>, nel senso di 9 &#8211; rappresentanti), noi ci siamo &#8220;<strong>permessi</strong>&#8221; di farci avanti.<br />
Per <strong>sabotare</strong>, criticare, distruggere, confutare <strong>a priori</strong> ogni elaborazione teorica prodotta dalla commissione? <strong>Macchè</strong>! Al <strong>contrario</strong>: ci offriamo come gruppo di lavoro <strong>parallelo</strong> che, con toni <strong>pacati</strong> e, sì, una certa <strong>competenza</strong>, intende affiancare l&#8217;attività istituzionale con <strong>suggerimenti</strong>, annotazioni, note a margine. Le intenzioni insomma sono le <strong>migliori</strong>. E ci saremmo aspettati, se non un pubblico plauso, almeno un bonario <strong>buffetto </strong>di incoraggiamento.<br />
La cosa <strong>grottesca</strong> è invece che a storcere la bocca a fronte di questa iniziativa nata &#8220;<strong>dal basso</strong>&#8220;, come va di moda dire, senza finalità di <strong>speculazione</strong> o lucro e anzi sotto la sola spinta di dare un contributo <strong>concreto</strong>, serio e sobrio alla discussione, siano proprio gli <strong>ambienti</strong> giornalistici. Mica tutti, intendiamoci. Quelli poco abituati alla <strong>dialettica</strong> e subito pronti a intimare di &#8220;<em>non <strong>disturbare</strong> il manovratore</em>&#8220;. Anche se il manovratore,<strong> dettaglio</strong> irrilevante, sta conducendo il torpedone dritto nel <strong>burrone</strong>.<br />
Dunque: <strong>CHI SIAMO</strong> lo spiega benissimo, <a href="http://www.antonelloantonelli.com/2013/06/10/la-commissione-ombra-sullequo-compenso-e-pronta-e-al-lavoro-unopportunita-di-stimolo-e-di-riflessione-per-la-commissione-ufficiale/#comment-16998" target="_blank">qui</a>, il collega (e commissario-ombra, naturalmente) <strong>Antonello Antonelli</strong> in un post appena pubblicato sul suo <strong>blog</strong>.<br />
<strong>CHI CI CREDIAMO DI ESSERE </strong>lo dico invece io: <strong>nessuno</strong>. Nessuno tranne ciò che siamo, ovvero giornalisti grandi e<strong> vaccinati</strong>, in certi casi perfino scafati e, per diretta <strong>esperienza</strong> in materia di lavoro autonomo, <strong>competenti</strong>. Tutti liberi professionisti o<strong> indipendenti</strong> (forse non è un particolare secondario), che hanno delle<strong> idee</strong> e sono convinti di poter dare <strong>spessore</strong> alla discussione. Ascoltando tutti, senza volontà di <strong>polemiche</strong>, o di guerriglie, o di chiasso. Non cerchiamo visibilità, solo <strong>ascolto</strong>. Anche in nome e per conto dei tanti giornalisti che, in <strong>silenzio</strong>, sono dalla nostra o la pensano come noi.<br />
Senza dubbio faremo da <strong>stimolo</strong>, a volte incalzeremo perfino (in fondo sono <strong>sei mesi</strong> che la commissione deve riunirsi, o no?, e anni che la libera professione <strong>langue</strong>), ma da noi si avranno solo argomenti seri e <strong>riflessioni</strong> serie.<br />
Se qualcuno non ci crede, <strong>scommetta</strong>.</p>
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		<title>Ansia e horror vacui del giovane compratore di dischi.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 15:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/Inside-Close-To-The-Edge.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2203" title="Inside Close To The Edge" src="http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2013/06/Inside-Close-To-The-Edge-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p><strong>Per conoscere bisogna studiare. Studiare con passione e sacrificio. Ma certe lezioni faticosamente apprese da adolescenti rimangono impresse per sempre. Tipo i solchi degli Yes compulsati uno per uno nel 1975. Come nella &#8220;Banda dei Brocchi&#8221; di Coe.</strong><span id="more-2202"></span></p>
<p>Soundtrack: &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=GNkWac-Nm0A" target="_blank">Close to the Egde</a>&#8221; (Yes).</p>
<p>Per essere sicuro, ho controllato: è davvero il <strong>numero 7</strong>.<br />
Il numero 7 della mia <strong>collezione</strong> di dischi, nel senso di LP, quelli veri, in <strong>vinile</strong>, che ora sono migliaia.<br />
Ma <strong>quello</strong> era solo il settimo.<br />
Eppure i miei amici mi guardavano con <strong>ammirazione</strong>, perchè ero &#8220;espertissimo&#8221; e di dischi ne avevo &#8220;<strong><em>tanti</em></strong>&#8220;. Cioè più di loro.<br />
Ce ne fu uno che, <strong>travolto</strong> da un&#8217;improvvisa disponibilità di denaro, per un po&#8217; mi superò. In classe, la mattina, tra l&#8217;<strong>incredulità</strong> generale annunciò di essere arrivato, nell&#8217;ombra, a <strong>quota 14</strong>. E poi addirittura a 19. <strong>Smarrimento</strong> collettivo. Ma poi fu lentamente quanto inesorabilmente <strong>rimontato</strong> e superato.<br />
Fattostà che quel  settimo disco della serie era &#8220;<em><strong>Close to the edge</strong></em>&#8221; degli<strong> Yes</strong>. Con gli occhi di oggi, un <strong>classico</strong>. E un piccolo classico già allora. Copertina <strong>verde</strong> intenso che sfumava nell&#8217;oscurità, simulando una cascata <strong>amazzonica</strong> che sprofonda nell&#8217;<strong>abisso</strong>. Dentro, l&#8217;opposto.<br />
Lo comprai, dopo il consueto e ponderatissimo <strong>investimento</strong> (i calcoli, come del resto l&#8217;accumulo dell&#8217;<strong>ingentissima</strong> somma necessaria, duravano a volte <strong>mesi</strong>: un lp costava <strong>4.000 lire</strong> e un bombolone a scuola costava 100 lire, quindi c&#8217;era chi <strong>rinunciava</strong> a quaranta colazioni, ovvero sette settimane di<strong> digiuno</strong>), un pomeriggio di primavera. Anno <strong>1975</strong>.<br />
Quello di cui voglio parlare non è però l&#8217;<em>amarcord</em>, anche un po&#8217; <strong>stucchevole</strong>, di quei tempi pur <strong>eroici</strong>.<br />
Bensì dell&#8217;<strong><em>horror vacui</em></strong> che coglieva chi, come me, praticamente <strong>digiuno</strong> di un reale retroterra di ascolti e ricco solo di molta <strong>teoria</strong> appresa stando curvo sui libri e le <strong>riviste</strong> specializzate, comprava un sudatissimo disco e aveva, lì per lì, la <strong>sensazione</strong> che &#8220;<em>non gli piacesse&#8221;.</em><br />
Difficile descrivere la sensazione di<strong> impotenza</strong>, di terrore, di sconforto, di <strong>pentimento</strong>.<br />
<strong>Primo pensiero</strong>: <em>com&#8217;è possibile che non mi piaccia?</em> In verità era perfettamente <strong>logico</strong>, considerato che si trattava spesso di suoni del tutto nuovi, i quali non è che &#8220;non piacessero&#8221;, erano solo assolutamente <strong>desueti</strong> al mio orecchio <strong>vergine</strong>.<br />
<strong>Secondo pensiero</strong>: <em>e ora?</em> Il danno <strong>economico</strong> era terrificante, come se oggi scoprissi di aver comprato a peso d&#8217;oro una villa costruita sul fianco di una collina che ineluttabilmente <strong>frana</strong> a valle.<br />
<strong>Terzo</strong>: <em>sono io a essere un cretino che non capisce nulla di musica</em>. Seguiva <strong>caduta</strong> verticale e durevole dell&#8217;<strong>autostima</strong> di esegeta musicale.<br />
<strong>Quarto</strong>: <em>lo sapevo, accidenti a me, che dovevo comprare &#8220;Acquiring the taste&#8221; dei <strong>Gentle Giant</strong></em>.<br />
Dopo aver fatto compiere al<strong> disco</strong> il terzo, inutile giro di ascolto sul mio terribile <strong>stereo Lesa</strong>, e rimasto ancora una volta poco convinto, misi il <strong>vinile</strong> sotto il braccio e andai a piedi (<strong>no motorino</strong>, va da sè) proprio da quell&#8217;<strong>amico</strong> che tempo dopo mi avrebbe (temporaneamente) superato per numero di <strong>LP</strong> posseduti.<br />
Lo trovai intento a montare le <strong>luci psichedeliche </strong>sul super<em> hifi</em> sul quale il padre ascoltava la musica<strong> lirica</strong> (!).<br />
Seduti lì, in poltrona, ascoltammo <strong>trasognati </strong>più e più volte &#8220;Close to the edge&#8221; tra le <strong>lucine</strong> che lampeggiavano. L&#8217;effetto luminoso era <strong>patetico</strong>, ma a noi pareva <strong>ganzo</strong>. Il sintetizzatore di <strong>Wakeman</strong>, gli arpeggi di <strong>Howe</strong>, il basso di <strong>Squire</strong> e la voce acuta di<strong> Anderson</strong>. Io <strong>simulavo</strong> una tronfia soddisfazione da intenditore, lui ascoltava e basta. A fine pomeriggio, le parole di <strong>ammirazione</strong> eguagliavano la sostanza della mia <strong>disperazione</strong>.<br />
La sera, nella mia cameretta, disteso sul letto riflettei attentamente sul <strong>passo falso</strong> e conclusi che tra i pensieri dell&#8217;immediato quello giusto era stato il <strong>n°3</strong>: non capivo nulla di musica e dovevo <strong>studiare</strong>.<br />
Mica il <strong>greco</strong>: la musica. Così studiai. Il <strong>disco</strong>. Per giorni, pomeriggi, notti intere. Mi applicai <strong>indefessamente</strong>, ne colsi ogni piega.<br />
Un mese dopo conoscevo a<strong> memoria</strong> tutti i complessi passaggi di <strong>batteria</strong> di quei trentasette minuti di vinile.<br />
<strong>Lezioni</strong> che non ho più scordato.<br />
Dietro ai tamburi c&#8217;era <strong>Bill Bruford</strong>. Lo considero ancora <strong>il più grande</strong> batterista rock di tutti i tempi. Anche meglio di<strong> Keith Moon</strong>, che è il secondo.<br />
A quei tempi non scrivevamo ancora <strong>recensioni</strong> di dischi, ma (di nascosto) avremmo cominciato <strong>presto</strong>.<br />
Se lo avessimo fatto, più o meno sarebbe stato <a href="http://books.google.it/books?id=pbY49FUX7a8C&amp;pg=PA65&amp;lpg=PA65&amp;dq=%22banda+dei+brocchi%22+tales+from+topographic&amp;source=bl&amp;ots=lkmULitVfo&amp;sig=bR4VRp-MrI9j8DFBvJbHhJzLGQk&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=bq-0Uc2xNcmtO8v8geAH&amp;ved=0CC8Q6AEwAA#v=onepage&amp;q=%22banda%20dei%20brocchi%22%20tales%20from%20topographic&amp;f=false" target="_blank">così</a>, come in quel capolavoro <strong>generazionale</strong> che è &#8220;<em>La Banda dei Brocchi</em>&#8221; di <strong>Jonathan Coe</strong>.</p>
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		<title>GARANTITO IGP. E invece di restare in 3, divennero 6</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse una rondine non fa primavera, ma un Colombo (nel senso di Lorenzo) sì. Dal 13 giugno I Giovani Promettenti crescono, annettendosi l&#8217;uomo di Vinealia.org. Spirito immutato: parlare di ciò che ci piace, quando ci piace, se ci piace. Senza briglie. C&#8217;è chi si dimezza, c&#8217;è chi raddoppia. Noi IGP, invece, si cresce. Di un&#8217;unità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="aligncenter" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="174">
<tbody>
<tr>
<td colspan="7"><img class="aligncenter" src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r1_c1.jpg" alt="" width="174" height="67" /></td>
<td><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/spacer.gif" alt="" width="1" height="67" /></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="4"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r2_c1.jpg" alt="" width="11" height="148" /></td>
<td><a href="http://winesurf.it/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/winesurf.jpg" alt="Winesurf" width="45" height="65" /></a></td>
<td rowspan="4"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r2_c3.jpg" alt="" width="9" height="148" /></td>
<td><a href="http://www.lavinium.com/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/lavinium.jpg" alt="Lavinium" width="45" height="65" /></a></td>
<td rowspan="4"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r2_c5.jpg" alt="" width="8" height="148" /></td>
<td><a href="http://www.lucianopignataro.it/r/garantito-igp/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/lucianop.jpg" alt="Luciano Pignataro Wineblog" width="45" height="65" /></a></td>
<td rowspan="4"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r2_c7.jpg" alt="" width="11" height="148" /></td>
<td><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/spacer.gif" alt="" width="1" height="65" /></td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r3_c2.jpg" alt="" width="45" height="8" /></td>
<td><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/garantito_igp_firma_r3_c4.jpg" alt="" width="45" height="8" /></td>
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</tr>
<tr>
<td><a href="http://blog.stefanotesi.it/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/stefanotesi.jpg" alt="Stefano Tesi" width="45" height="65" /></a></td>
<td><a href="http://italianwinereview.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/italianwinereview.jpg" alt="Italian Wine Review" width="45" height="65" /></a></td>
<td><a href="http://www.vinealia.org/" target="_blank"><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/Winealia.jpg" alt="Winealia" width="45" height="65" /></a></td>
<td><img src="http://www.lucianopignataro.it/wp-content/themes/lpmag/inc/logoigp/images/spacer.gif" alt="" width="1" height="65" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;"><strong>Forse una rondine non fa primavera, ma un Colombo (nel senso di Lorenzo) sì. Dal 13 giugno I Giovani Promettenti crescono, annettendosi l&#8217;uomo di Vinealia.org. Spirito immutato: parlare di ciò che ci piace, quando ci piace, se ci piace. Senza briglie.</strong></p>
<p><span id="more-2184"></span></p>
<p>C&#8217;è chi si dimezza, c&#8217;è chi raddoppia.<br />
Noi IGP, invece, <strong>si cresce</strong>. Di un&#8217;unità, perchè chi va piano  va sano e va lontano. Ma un&#8217;unità &#8220;<strong>di peso</strong>&#8220;: dal 13 giugno la vostra rubrica preferita si fregerà infatti anche della firma di <strong>Lorenzo Colombo</strong>, il lungocrinito e barbuto critico di <strong>vinealia.org</strong>, uomo gaudente ma severo, come si desume dalla <strong>foto</strong>.<br />
Colombo è membro di commissione in plurimi <strong>concorsi</strong> enologici nazionali e internazionali, nonchè volto <strong>noto </strong>nell&#8217;ambiente dell&#8217;informazione <strong>vinicola</strong>, visto che, come dice lui stesso, &#8220;<em>collaboro a Vinealia da oltre <strong>dieci anni</strong> e da un paio me ne occupo in toto, avendo avuto <strong>carta bianca</strong> dal direttore Luca Rossetti</em>&#8220;.<br />
Benvenuto quindi al nuovo giovane realmente &#8220;<strong>nordico</strong>&#8221; della promettente compagnia.<br />
La quale prosegue così la sua <strong>strategia</strong> espansiva di obbiettivi e di orizzonti: quella di ragguagliare i lettori con attenzione, <strong>terzietà</strong> e a volte un pizzico d&#8217;<strong>ironia</strong> sulle tante virtù più o meno nascoste dell&#8217;Italia <strong>enogastronomica</strong> (senza disdegnare però escursioni all&#8217;<strong>ester</strong>o). Il tutto evitando se possibile di tenere gratuitamente il <strong>coltello</strong> tra i denti, ma mantenendo sempre <strong>affilati</strong> la lingua e la penna.<br />
In breve, continuare a &#8220;<em>scrivere di ciò che ci è piaciuto e di cui <strong>ci piace</strong> scrivere, a 360°</em>&#8220;.<br />
A essere proprio <strong>sinceri</strong> ci sarebbe anche qualche altro progettino che <strong>scalpita</strong> da un po&#8217; di tempo nel cassetto, &#8220;<strong><em>ideine</em></strong>&#8220;, come direbbe qualcuno, ma è troppo presto per fare ulteriori <strong>rivelazioni</strong>. Dateci il tempo di mettere a fuoco, sperando che l&#8217;<strong>arrosto</strong> non si bruci.<br />
Del resto siamo &#8220;<strong>promettenti</strong>&#8221; e non mantenere potrebbe diventare<strong> imbarazzante</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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