Alta fedeltà

"Così nel mio parlar vogli'esser aspro" (Dante, Rime) – La blog-zine di Stefano Tesi

Di Palio bisognerebbe parlare meno. Magari punto.

Il 16 agosto si avvicina e con esso le polemiche. Ultima è di Oliviero Toscani, che l’ha preso ad esempio di “campanilismo ottuso” e citato i contradaioli come gente che “passa per scema” perchè non sa parlare d’altro. E se, senza saperlo, avesse ragione? Spegniamo le luci e vediamo che succede.

Quella dei senesi è una sindrome singolare.
Da un lato, giustamente, sono orgogliosi della loro festa e godono – inutile negarlo – per la celebrità del Palio, la sua visibilità, l’interesse che solleva, l’ammirazione che suscita.
Dall’altro però, altrettanto giustamente, sono gelosi della propria tradizione e si irritano se se ne parla a sproposito, o male.
Il problema è che, nell’era della comunicazione globalizzata e dell’ipertecnologia a cui nulla sfugge, le due cose non sono più conciliabili. E non c’è dubbio che il Palio sia giunto, con la complicità un po’ ingenua e un po’ maliziosa dei senesi stessi, a un livello di esposizione mediatica e di celebrità planetaria da cui, se non cambia qualcosa, è difficile tornare indietro.
Sia chiaro, niente di nuovo sotto il sole: essere costantemente sotto gli occhi di tutti è il prezzo che paga chi è famoso. Ma in una massa che, con incuriosita superficialità, preme alle porte non solo per sapere (sarebbe il meno) e vedere, ma sempre più spesso anche per giudicare, è arduo pretendere equilibrio, conoscenza e discernimento.
Coll’avvicinarsi della carriera d’agosto e la crescita dell’entropia che l’accompagna, le mai del tutto sopite polemiche fatalmente si riattizzano, in un intreccio che mescola e dà in pasto all’opinione pubblica un coacervo di questioni tecniche e popolari che vanno dall’uso del “cap” per i fantini durante le prove (argomento bazzecolare per i profani, ma serissimo per i senesi) alle eterne proteste animaliste, dalle strategie delle contrade all’accusa che in una recente intervista (qui) il fotografo Oliviero Toscani avrebbe fatto a un contradaiolo perché, davanti a una tavolata di newyorkesi vip, avrebbe creduto di sbalordirli parlando di Palio senza capire che invece lo guardavano strano solo perché pensavano che fosse “scemo”.
Ecco, sono convinto – e non da ora – che se di una cosa si parla non si possa impedire che qualcuno, magari più d’uno, dica delle sciocchezze. Sincere o in malafede, ha poca importanza. Oggi la gente è sempre convinta di avere le idee, i principi, l’autorevolezza, la capacità e soprattutto il “diritto” di esprimersi su qualunque cosa.
Perché il Palio dovrebbe fare eccezione?
Occorre dunque rassegnarsi (il che non significa non ribattere agli attacchi, è ovvio).
Oppure, lungimirantemente, tornare a una politica di basso profilo mediatico, smorzare i toni, spegnere le telecamere, fare il meno chiasso possibile, smettere di godere se una rivista tailandese dedica un articolo alla festa e di polemizzare se un’altra la critica. In generale, bisogna cessare di usare il Palio come strumento diretto o indiretto di marketing territoriale. Rinunciare alle dirette televisive in mondovisione (le tv locali bastano e avanzano ai senesi per qualità delle riprese e competenza dei commenti), fare a meno delle decine di inviati che arrivano da ogni parte del globo per raccontare la corsa, le sue stranezze, il colore e magari gli incidenti.
Pian piano, se non del tutto in buona parte, quella paliesca tornerà ad essere materia da senesi (qui), ostica da comprendere per i forestieri, marginale nelle cronache, secondaria negli interessi di chi, del Palio, gli importa in sostanza poco o niente come il 99,9% della comunità nazionale e internazionale.
Insomma, per un po’ sarebbe opportuno che fuori dai confini cittadini se ne parlasse di meno. O magari punto. Chissà che anche il ministro Michela Vittoria Brambilla non molli l’osso.

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Posted in così è se vi pare and terza pagina 1 year, 9 months ago at 12:33.

9 comments

9 Replies

  1. massimo ago 6th 2011

    Caro Stefano… sentirsi come indiani in riserva è un ruolo che ormai abbiamo preso… ottime considerazioni…

    massimo

  2. Grazie Massimo, mi fa piacere che condivida. Un abbraccio, Stefano.

  3. Filmic ago 7th 2011

    poveretto, non ha altro a cui pensare oltre che denigrare una manifestazione unica e secolare di cui egli è totalmente ignorante?

  4. Si riferisce a me o a Toscani?

  5. Filmic ago 7th 2011

    per carità, ci mancherebbe, mi riferivo al signor Toscani; premesso che le critiche, se portano perdipiù a delle migliorie, è giusto anche accettarle, quello che mi da fastidio è sentire certe scemenze (“il Palio è una bischerata”) da persone che manco sanno di quello che parlano.
    Io se non conosco un determinato evento posso anche dire che non mi piace ma di certo non dico che è una bischerata

  6. massimo ago 10th 2011

    profetico….

  7. haha…

  8. Filmic ago 19th 2011

    il prossimo anno verrà sperimentato un nuovo manto di tufo miscelato con la sabbia silicotarpacea della Gora di Follonica che ha già dato buoni risultati all’ippodromo dei Pini come mi ha recentemente confermato il dottor Baccheschi

  9. Mi pare una buona notizia. Non ho avuto modo di approfondire, ma quest’anno ad agosto ho avuto la sensazione che il fondo fosse troppo asciutto, come potrebbe dimostrare l’inusuale polverone sollevato dagli zoccoli, e che i cavalli tendessero perciò a scivolare. Ogni miglioramento che non snaturi il Palio è opportuno, anche se resto dell’idea che alla fine una riduzione della velocità sarebbe la cosa più necessaria.


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