Natale al sicuro tra dischi, amici e odori di una vita.
Il Natale del 1974 fu il primo che passai ascoltando dischi e chiedendoli in regalo. Oggetti dal profumo indimenticabile, come quello del ragù che cuoce la mattina presto. Questo è un omaggio a chi mi regalò quei primi dischi e ha popolato tutti i miei Natali da allora ad oggi.
Soundtrack: “Jesus was a cross maker“, Rachael Yamagata.
Nel 1974 non credevo più a Babbo Natale da un pezzo, ma ciò non mi esimeva da stilare liste ad uso parentale dalle quali i congiunti potessero attingere regali azzeccati.
Quell’anno – un difficile anno di cambiamenti, di riti di passaggio, di stadi di crescita, insomma di tutto – la mia lista includeva solo dischi. Nel senso di long playing è ovvio. Come a lungo accadde in seguito, anzi in pratica sempre, fino a quando non smisi di preparare elenchi natalizi.
Facendo uno scaltro calcolo dei parenti regalanti, della loro propensione alla spesa, della loro inclinazione a donare oggetti oppure l’universale succedaneo, cioè i quattrini, e anche del rischio derivante dal fatto che a una zia sprovveduta di rock and roll un furbo negoziante avrebbe saputo appioppare qualche schifezza fuori elenco, mi ero prefigurato l’entrata di una dozzina di pezzi: quattro direttamente in vinile e il resto, potenziale, in contanti.
Tutte le considerazioni si rivelarono azzeccate.
Tra gli LP mi arrivarono “Fragile” degli Yes, “Trespass” dei Genesis, “Atom Earth mother” dei Pink Floyd e, ahimè, la temuta prima fregatura: “Midnight Lightning” di Jimi Hendrix, al posto del bramato “Electric Ladyland”.
Nessuna traccia, ahimè, degli altri dischi richiesti: “Hot Rats” e “Absolutely Free” di Frank Zappa, di “Islands” dei King Crimson, “Stand Up” dei Jethro Tull, “In Rock” dei Deep Purple e “Four Way Street” di CSN&Y, che ovviamente acquistai in seguito con i contanti ricevuti (ma, lo sanno tutti, non è e soprattutto non poteva essere la stessa cosa).
E poiché, come scrive oggi uno che già allora era ed è rimasto uno dei miei amici più cari, “la tecnologia ha riprodotto video e audio per soddisfare vista e udito ma ancora niente per l’olfatto, il senso più primitivo, quello più distante dalla corteccia cerebrale e più vicino al cervello istintivo; l’occhio con la lettura e la visione dell’arte ha bisogno di un supporto pensante per trasformarsi in sensazione, già la musica bypassa molto del pensiero, con l’olfatto si raggiungono direttamente le sensazioni pure: l’olfatto è il vero google dei sensi, ti fa piombare in percezioni vivide prima ancora di capire a cose siano riferite, molti dei nostri ricordi sono associati ad odori“, io di quei dischi ricordo in effetti perfettamente l’odore: il vinile, la copertina, l’incarto ed il fiocco. E perfino il profumo inconfondibile di quella stanza, sospeso tra i sentori di ragù della cucina e quelli della naftalina negli armadi.
Ecco dunque fatto il programma per il pomeriggio di oggi: ascolto in sequenza di quei quattro LP.
Il modo più diretto per celebrare questo Natale, assieme a tutti quelli che ci sono stati tra oggi ed allora e a tutte le persone che li hanno popolati.
Ovunque esse siano.
Tag:CSN&Y, Deep Purple, Electric Ladyland, Four Way Street, Frank Zappa, Hot Rats, Jesus was a cross maker, Jethro Tull, jimi hendrix, king crimson, lp vinile, natale 1974, olfatto, Rachael Yamagata, trespass genesis, yes fragile


Pensavo di essere psichedilico e allucinato nel commento, beh allora siamo in due allora se ti si confà. Auguri amico di una vita.
Si confà, si confà…
“And what will happen in the morning when the world it gets so crowded…. and all the friends that you once knew are left behind they kept you safe and so secure amongst the books and all the records of your lifetime.
If songs were lines in a conversation, the situation would be fine…
esattamente…
mi piace questa foto…… tempi lontani….. but i don’t regret… ciao!
già già…
Caro Stefano,
mi sento di partecipare anche io a questo tuo Natale. Tempi, modi e sensazioni sono identici. Talvolta li abbiamo anche condivisi, magari qualche ora nel sonnacchioso tardo pomeriggio del 25 o nel relax post prandiale del 26. Anche io, come te (lo sai bene), consegnavo ai potenziali “regalanti” (?!) liste lunghissime e complesse, concepite in modo da evitare la maledizione del doppione o l’ancor più nefasta eventualità che tu stesso rievochi della schifezza non richiesta (ricordo ad esempio un terrificante George McCrae del 1975 da me subito cambiato da “Dischi Lira” per un ben più decisivo Dark Side of the Moon).
L’effetto Madeleine dei tuoi Yes/CSN&Y etc me lo dà invece In the Land of Grey and Pink dei Caravan con la sua strepitosa copertina apribile in stile letteratura Fantasy Lo riascolterò stasera, dopo cena, per intero.
Hehehe…classicità senza tempo! Il McRae suona davvero terrificante anche adesso (“Rock your baby”, incubo discotecaro che molestava qualsiasi festa). Il bello del ricevere disques in regalo era anche che il formato del pacco rendeva a prima vista inequivocabile e consolante il riconoscimento del contenuto…