Alta fedeltà

"Così nel mio parlar vogli'esser aspro" (Dante, Rime) – La blog-zine di Stefano Tesi

Se potessi avere 1000 € al mese da mamma e papà…

…li spenderei davvero per abitare fuori sede e fare la fame cercando un lavoro che non c’è? Non sarebbe più saggio stare a casa coi soldi che oggi i miei mi passano per sopravvivere altrove? Riflessioni agrodolci a margine di una telefonata estiva.

Cinque del pomeriggio, squilla il telefono. E’ una collega. Pochi minuti di chiacchiere professionali e poi il discorso scivola come sempre sui destini poco progressivi e poco luminosi della categoria. Solite cose: lavoro che non c’è, compensi ridicoli, editori che non pagano.
A un certo punto lei fa: “Alla fine, a quarant’anni, se non avessi i mille euro al mese che mi passano i miei, qui a Milano non riuscirei a sopravvivere con il mio lavoro”.
Le chiedo: “Ma allora chi te lo fa fare?”
Lei: “Almeno qui ho le redazioni a due passi, posso incontrare chi voglio, proporre articoli, frequentare. Da lontano sarebbe impossibile lavorare”.
Io: “Hai appena detto che lavori poco o nulla e che non riesci a campare“.
Lei: “Comunque ci provo, anche se le speranze sono sempre di meno”.
Allora non resisto più: “Sì – le dico – ma ti rendi conto del paradosso? Per cercare un lavoro introvabile e procurarti un reddito che non c’è, spendi un mensile dei tuoi genitori che, da solo, è praticamente uno stipendio. Con la stessa cifra in mano, stando a casa tua, vivresti gratis, senza spese e senza assilli di trovare lavori immaginari. Ora, invece, spendi il tuo reddito vero, cioè la ricca paghetta del babbo, per fingere di produrre un reddito virtuale“.
Alcuni secondi di silenzio pensoso dall’altro capo del filo. “In effetti hai ragione“, mi dice poi ridacchiando.
Desisto dal proseguire, perchè capisco che anche lei ne è perfettamente consapevole.
Della serie “eppure non l’ha ordinato il dottore“. Oppure “continuiamo così, facendoci del male“.

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Posted in scrivere per mestiere 11 months ago at 12:31.

2 comments

2 Replies

  1. pierluigi giu 22nd 2012

    Verissimo. Di persone come questa ce ne sono tante. A volte sono le stesse che, con un mensile magari inferiore o simile, sono state mantenute dalla famiglia già dai tempi dell’università, fuori sede. Ognuno può fare ciò che vuole, ma soprattutto ciò che può, il fatto grave è che il lavoro non è più al primo posto, non è il modo per mantenersi. Quando ti offrono 300 euro al mese per un lavoro full time e tu rispondi: ma come faccio a viverci? Ti rispondono che c’è qualcuno che ci vive (grazie, perché ha la paghetta del babbo…). Tutto questo è un insulto gravissimo al lavoro, che, ormai lo abbiamo capito, ha perso l’importanza di un tempo. Quell’importanza e quella dignità che è assolutamente necessario restituirgli.

  2. La questione è delicata e il senso del mio post non era esattamente questo. Non mi interessava, cioè, sottolineare che c’è gente che, avendo altri introiti, può fare un lavoro con cui non sopravvivrebbe se avessesolo quello, ma il lato uguale e contrario della questione. Ovvero: a prescindere dal come e dal perchè uno sceglie di vivere una certa situazione, cioè aiutato da terzi (cosa nella quale non trovo in sè nulla di male, mi pare anzi ovvio e umano, nonchè nella piena tradizione della famiglia italiana, della quale continuo a essere un convinto sostenitore), esiste un lavoro di un certo apparente “prestigio”, quello giornalistico, che sempre più spesso, nonostante esperienze e capacità comprovate e comprovabili, e quindi non riferito ai soli “novellini”, non è più in grado di garantire un reddito tale da consntire almeno l’autosufficienza di base. E additavo il paradosso per il quale, se avessi ogni mese i “1000 euro del babbo”, vivrei più agiatamente godendomi quelli piuttosto che spendendoli per mantenere fuori sede una base, un ufficio, un computer e consumi destinati a produrre un reddito da lavoro che, in realtà, non c’è.


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