Alta fedeltà

"Così nel mio parlar vogli'esser aspro" (Dante, Rime) – La blog-zine di Stefano Tesi

Benitez vs Moratti: e se il clamoroso autogol di Rafa fosse voluto? Un’ipotesi nell’ombra di Mou.

Lo sfogo di ieri di Benitez contro il presidente e la società, con il trofeo di campioni del mondo ancora in mano, è tanto inspiegabile e inopportuno per tempi, modi e toni, da far sospettare che si tratti di un gesto compiuto a sommo studio, per consentire al tecnico di liberarsi dell’Inter facendo finta però che debba essere l’Inter a liberarsi di lui. Complice forse l’ombra di Mou che continua a volteggiare sui successi nerazzurri.

Più che uno sfogo, quello di Benitez davanti ai microfoni delle tv, subito dopo la conquista del mondiale per club, sembra un autogol. Un autogol clamoroso. Tanto clamoroso da far pensare che sia premeditato.
Ma come: prima scegli il basso profilo, passi quattro mesi trincerandoti dietro al no comment e al “Branca e il presidente sanno cosa ci siamo detti sul mercato”, giustifichi i modesti risultati finora ottenuti con l’(oggettiva) alluvione di infortuni e poi, con la squadra tornata quasi al completo, vinci la coppa e a trofeo ancora in mano ti lasci andare ad una sparata in cui, in sostanza, dai del bugiardo allo stesso presidente, facendo oltretutto capire di ritenere la rosa inadeguata? La stessa rosa che sei mesi fa ha fatto un clamoroso triplete?
Ma per favore.
Certo, può darsi che su certe cose Rafa abbia ragione. Che la squadra sia migliorabile non c’è dubbio. Che Samuel vada rimpiazzato, idem. Che forse si poteva comprare qualcuno, ok.
Ma c’è bisogno di dire queste cose, e nel modo in cui sono state dette, in diretta tv, mentre sei ancora negli spogliatoi, con la squadra che canta e i tifosi in festa? Ha un senso rovinare tutto sul più bello, creando dissapori e veleni in società e nello spogliatoio? E oltretutto stringendo un trofeo dal grandissimo valore simbolico, ma di modesto valore tecnico, frutto certamente del tuo lavoro, ma anche, e forse più, dei risultati della precedente gestione e di quella rosa proprio da te ora giudicata inadeguata?
No, non ha senso. Non ha senso apparente, almeno. Continue Reading…

Posted 2 years, 6 months ago at 17:39.

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Dai, Inter, su la testa: prendi la coppa ed alzala!

La complessità e la profondità della crisi interista richiede calma, sangue freddo e il coraggio di fare scelte anche dolorose. Il mondiale per club è un’occasione irriperitibile per recuperare infortunati, mentalità, autostima. Ma non i punti perduti nè le carenze di organico. Bisogna solo vincere, molto e con continuità. E pazienza se il gioco latita.

Non c’è nemmeno bisogno di scomodare risultati e classifiche. Per accorgersi che l’Inter non è più quella stagione scorsa basta guardare, a caso e senza audio, mezzora di una partita qualsiasi.
E’ tutto diverso.
Diversi i giocatori: a causa degli infortuni (Julio Cesar, Samuel, Chivu, Maicon, Materazzi) mancano perfino le riserve della difesa e, a turno, due terzi del centrocampo (Stankovic, Mariga, Coutinho, Obi, Motta) e mezzo attacco (Milito e Suazo). Diverso, un po’ per scelta e un po’ per necessità, il gioco: la manovra aggressiva e viperina di Mourinho si è trasformata in una sorta di flipper al rallentatore, un ruminato e sterile tambureggiamento alle porte delle difese avversarie le quali, avendo il tempo di chiudersi, non lasciano spazio. Il resto lo fanno la forma a dir poco scadente di uno spremuto Sneijder, la mancanza di un Balotelli (Biabiany non ne ha né la capacità di penetrazione sulla fascia né quella balistica in area) e l’assenza ormai quasi cronica del Principe. Aggiungiamoci l’incomprensibile e forse irreversibile involuzione di Santon e il fatto che il grande Xavier Zanetti ha comunque 37 anni e non si può pensare di appellarsi sempre a lui come tappabuchi e salvatore della patria.
Diverse forse, dopo cinque scudetti e un triplete storico, le motivazioni (più inconsapevoli che consapevoli e questo è peggio). Diverso lo stato di forma generale, inevitabile (e prevedibile) dopo una cavalcata logorante come quella del 2009/10 e un mondiale che, in ogni caso, ha attinto a tre quarti della rosa interista restituendo giocatori stanchi, infortunati, acciaccati, psicologicamente esausti. Diversa anche la sorte che, in certi casi, aiuta e che invece stavolta sembra mettercela tutta per remare contro. Diverso, infine, l’allenatore. Un allenatore che adesso francamente sembra molto più perplesso e indeciso di quando è arrivato. E che ha cominciato – brutto segno – a ridimensionare obbiettivi che solo quattro mesi fa sembravano quasi acquisiti: supercoppe, campionato, Champions, Mondiale per club.
In tutta onestà non credo che in questa crisi Benitez abbia delle responsabilità dirette, salvo forse aver sottovalutato (come il presidente e la dirigenza), il logorio generale della squadra. Rafa è un ottimo allenatore, esperto, vincente. Ma non è Mou. Non ha quella diabolica capacità gestionale, organizzativa e motivazionale che aveva il portoghese. La stessa che gli ha consentito l’anno scorso, disponendo di una grande squadra ma forse non la più forte in assoluto, di vincere tutto. Ad alto prezzo, certo: non a caso Josè ha preferito cambiare aria da vincitore, anziché affrontare i rischi del logoramento.
Ora occorrono – cosa difficile in un calcio isterico e legato, spesso artificialmente per alimentare il barnum mediatico, all’emotività del momento – calma e sangue freddo.
Prendere atto che Continue Reading…

Posted 2 years, 6 months ago at 12:35.

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Apologia dell’ingegner Mou e del traghettatore Rafa. A poche ore da un derby ancora intriso del profumo del triplete nerazzurro.

Mou aveva costruito una macchina perfetta. Una macchina pensata per dare il massimo nell’arco della stagione per la quale era stata progettata. Dopodichè, esauriti il compito e le risorse, poteva pure rompersi. L’Inter che oggi, passata nelle mani di Benitez, per la prima volta dopo molto tempo incontrerà il Milan non da favorita, è una squadra rotta e esaurita. Ma forse ancora capace di vincere, per la gioia nostra e anche di Josè. Ecco la grande, più affascinante scommessa.

Anni fa, un grande campione di motonautica mi disse che una barca che non si rompe un metro, appena un metro dopo aver tagliato il traguardo, è il frutto di un errore di progettazione. Le barche da corsa, sottolineò, sono progettate per dare il massimo del rendimento e nella resistenza nell’arco di tempo e di sollecitazioni meccaniche in funzione del quale sono state pensate. Se non si rompono subito dopo la fine della gara, ciò significa che potevano essere ancora più leggere, ancora più potenti, ancora più veloci. Quindi ancora migliori.
L’aneddoto mi è tornato in mente pensando al derby di stasera e alla voci raccolte giorni fa sullo stato di salute psicofisica dell’ambiente interista.
Per la prima volta dopo molti anni, oggi non affronteremo il Milan da favoriti. E forse questo è, almeno scaramanticamente, un bene.
Ma la realtà è diversa. La nostra squadra è esausta, esaurita. Non lo è solo nei singoli elementi, ma soprattutto nello spirito collettivo, nella carica nervosa. Da progettista geniale, l’ingegner Mourinho l’aveva consapevolmente disegnata per ottenere da essa il massimo nell’arco di tempo programmato. E per rompersi, potenzialmente, subito dopo. Ci è riuscito: triplete. Un successo dopo il quale, al pari del suo ingegnere, quella macchina perfetta si poteva considerare aver svolto il proprio compito. Il materiale con cui era stata costruita aveva dato tutto. Sarebbe stato necessario progettare una macchina nuova, come in formula 1 o in moto GP. Ma ripetere due volte un capolavoro, da una stagione a un’altra, è difficile. E così l’ing. Mourinho – raggiunto l’obbiettivo – ha lasciato (maliziosamente? Può darsi, ma anche la sua dipartita può rappresentare un’ottima giustificazione se non si rivincesse…) l’Inter, tra mille rimpianti e la nostra eterna gratitudine.
Difficile, ora, capire se (e fino a che punto) Moratti da un lato e Benitez dall’altro fossero consapevoli di tutto questo. Se abbiamo accettato la scommessa di provare a rivincere con una squadra svuotata. Oppure se abbiano sottovalutato l’effetto usurante della stagione precedente. O non abbiano capito lo stato di esaurimento dei giocatori.
Il che non vuol dire che questi non abbiano le risorse fisiche e atletiche per vincere ancora. Ma certo non nel modo tracimante e con la larghezza, il furore, l’intensità dell’anno scorso.
Ecco, forse è qui la grande sfida: rivincere (sesto scudetto consecutivo, sarebbe una leggenda) il campionato, magari la coppa Italia e arrivare almeno alle semifinali di Champions con una squadra palesemente in riserva. Un modo come un altro per dimostrare la nostra superiorità, nonostante gli handicap?
Siamo certi che, da Madrid, ne gioirebbe per primo anche Josè Mourinho. A prescindere da come finirà il derby di stasera. Perchè, ammettiamolo, la sbornia di Madrid non ci è ancora passata.

Posted 2 years, 7 months ago at 12:32.

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