Alta fedeltà

"Così nel mio parlar vogli'esser aspro" (Dante, Rime) – La blog-zine di Stefano Tesi

E al funerale di Jannacci la gente piangerà davvero?

Il cantautore, 77 anni, è morto questa sera dopo una lunga malattia. Nato jazzista e cresciuto dissacratore, ha percorso trasversalmente la canzone d’autore italiana, ritagliandosi uno spazio tra i grandi. E ora vediamo l’effetto che fa. Continue Reading…

Posted 2 months, 3 weeks ago at 23:42.

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Apologia dell’ingegner Mou e del traghettatore Rafa. A poche ore da un derby ancora intriso del profumo del triplete nerazzurro.

Mou aveva costruito una macchina perfetta. Una macchina pensata per dare il massimo nell’arco della stagione per la quale era stata progettata. Dopodichè, esauriti il compito e le risorse, poteva pure rompersi. L’Inter che oggi, passata nelle mani di Benitez, per la prima volta dopo molto tempo incontrerà il Milan non da favorita, è una squadra rotta e esaurita. Ma forse ancora capace di vincere, per la gioia nostra e anche di Josè. Ecco la grande, più affascinante scommessa.

Anni fa, un grande campione di motonautica mi disse che una barca che non si rompe un metro, appena un metro dopo aver tagliato il traguardo, è il frutto di un errore di progettazione. Le barche da corsa, sottolineò, sono progettate per dare il massimo del rendimento e nella resistenza nell’arco di tempo e di sollecitazioni meccaniche in funzione del quale sono state pensate. Se non si rompono subito dopo la fine della gara, ciò significa che potevano essere ancora più leggere, ancora più potenti, ancora più veloci. Quindi ancora migliori.
L’aneddoto mi è tornato in mente pensando al derby di stasera e alla voci raccolte giorni fa sullo stato di salute psicofisica dell’ambiente interista.
Per la prima volta dopo molti anni, oggi non affronteremo il Milan da favoriti. E forse questo è, almeno scaramanticamente, un bene.
Ma la realtà è diversa. La nostra squadra è esausta, esaurita. Non lo è solo nei singoli elementi, ma soprattutto nello spirito collettivo, nella carica nervosa. Da progettista geniale, l’ingegner Mourinho l’aveva consapevolmente disegnata per ottenere da essa il massimo nell’arco di tempo programmato. E per rompersi, potenzialmente, subito dopo. Ci è riuscito: triplete. Un successo dopo il quale, al pari del suo ingegnere, quella macchina perfetta si poteva considerare aver svolto il proprio compito. Il materiale con cui era stata costruita aveva dato tutto. Sarebbe stato necessario progettare una macchina nuova, come in formula 1 o in moto GP. Ma ripetere due volte un capolavoro, da una stagione a un’altra, è difficile. E così l’ing. Mourinho – raggiunto l’obbiettivo – ha lasciato (maliziosamente? Può darsi, ma anche la sua dipartita può rappresentare un’ottima giustificazione se non si rivincesse…) l’Inter, tra mille rimpianti e la nostra eterna gratitudine.
Difficile, ora, capire se (e fino a che punto) Moratti da un lato e Benitez dall’altro fossero consapevoli di tutto questo. Se abbiamo accettato la scommessa di provare a rivincere con una squadra svuotata. Oppure se abbiano sottovalutato l’effetto usurante della stagione precedente. O non abbiano capito lo stato di esaurimento dei giocatori.
Il che non vuol dire che questi non abbiano le risorse fisiche e atletiche per vincere ancora. Ma certo non nel modo tracimante e con la larghezza, il furore, l’intensità dell’anno scorso.
Ecco, forse è qui la grande sfida: rivincere (sesto scudetto consecutivo, sarebbe una leggenda) il campionato, magari la coppa Italia e arrivare almeno alle semifinali di Champions con una squadra palesemente in riserva. Un modo come un altro per dimostrare la nostra superiorità, nonostante gli handicap?
Siamo certi che, da Madrid, ne gioirebbe per primo anche Josè Mourinho. A prescindere da come finirà il derby di stasera. Perchè, ammettiamolo, la sbornia di Madrid non ci è ancora passata.

Posted 2 years, 7 months ago at 12:32.

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Bisogna saper perdere, vero Milan?

Non è un mistero: sono un acceso interista. Ma mai, pur nella scarsa considerazione che ho del Milan e dei milanisti, mi sarei aspettato che, dopo un derby perduto 2-0 in 11 contro 9, più due pali, un rigore inesistente, senza nemmeno l’onore e nonostante una serie clamorosa di “sviste” arbitrali favorevoli (chiamiamole così), arrivassero al punto di fare le vittime.

Soundtrack: Rokes, “Bisogna saper perdere”

Il calcio è bello anche perchè parlato. Nei bar, nei forum, per strada, in ufficio. Tutto è legittimo, perfino i punti di vista diametralmente opposti.
Però c’è un limite a tutto e questo limite oggi i milanisti (dirigenti e tifosi) l’hanno ampiamente superato.
INDIGNAZIONE ROSSONERA: «In tribuna d’onore un accanimento da mettere paura». Il grande silenzio. Il Milan taglia i ponti con l’Inter dopo il derby. «I rapporti non saranno più gli stessi», titola oggi il Corrierone.
Roba da pazzi. Dopo aver perso nettamente 2-0 (per un pelo non 3-0), due pali subiti, dominati in tutto, insomma sconfitti di brutto, nonostante abbiano giocato un’ora e passa in 11 contro 10 e un quarto d’ora in 11 contro 9 e dopo un’intera partita disputata beneficiando (ammettiamo pure “involontariamente”) di una serie imbarazzante di sviste arbitrali, fanno le vittime. Si lamentano delle giuste proteste interiste e di qualche sbeffeggiamento in tribuna. Ma chi, proprio loro? Quelli che a Marsiglia cercarono di marciare sul fatto che si erano spenti i lampioni per un black out e cercarono di far sospendere la partita perchè perdevano, con Galliani sceso in campo come un boss?
Ma per favore…
E non andiamo a ripescare le decine di storici furti di cui si sono macchiati nella loro storia.
Limitiamoci al derby, invece.
Schneider espulso dopo 25 minuti perchè applaude ironicamente all’arbitro. Una sciocchezza che andava punita con l’ammonizione e giusto perchè si trattava di Schneider, perchè se fossero stati gli abituali Gattuso, Ambrosini, Inzaghi, Totti, De Rossi non sarebbe nemmeno successo nulla. Poi viene ammonito per simulazione Lucio colpito dal solito gentiluomo Ambrosini. Poi il già ammonito Favalli abbatte Maicon sul limite, ma non viene espulso (intanto Pandev tira la punizione ed è 2-0: beccatevi questa). Dopo, su un tiro in area da un metro, Lucio si oppone con le braccia aderenti al corpo e l’arbitro non solo dà rigore per il Milan, ma espelle l’interista (naturalmente aveva sorvolato sullo strattone in area dato da Antonini a Pandev nel primo tempo). E i milanisti che dicono? Pretendevano il penalty per un pallone calciato da Ronaldinho da dietro passando sotto l’ascella di Maicon, prima sul petto dello stesso e poi sulla mano. Davvero patetici.
Se invece avessero ammesso la verità, cioè di averle buscate, che la doppia esplulsione e il rigore non c’erano e che insomma l’arbitro, certo per caso, aveva sbagliato molto ma quasi sempre a loro favore, avrebbero fatto un’immensa bella figura.
Che volete farci? Una volta c’era lo “stile juve”, presuntuoso e finto, ma almeno riconosciuto. Questi invece lo stile non lo hanno mai avuto, coisa dobbiamo aspettarci?

Posted 3 years, 4 months ago at 13:57.

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