"Così nel mio parlar vogli'esser aspro" (Dante, Rime) – La blog-zine di Stefano Tesi

57, per la precisione: tanti hanno sottoscritto (qui) la rilevazione lanciata il 1 febbraio. E’ un dato che fa pensare. E suscita parecchie domande. La prima: quanti si nascondono? La seconda: perchè? La terza: perchè molti simulano? La quarta: che fare? Continue Reading…
Posted 2 months ago at 15:12. 3 comments

Come sempre succede, qualcuno si è svegliato o è stato informato tardi. Oppure sono io che avevo troppo confidato nella diffusione “virale” della notizia. Fattostà che mi stanno chiedendo di riaprire i termini per la sottoscrizione. Anche se… Continue Reading…
Posted 2 months, 2 weeks ago at 08:30. 2 comments

La provocatoria rilevazione dei giornalisti libero professionisti attivi in Italia, lanciata da questo blog il 1 febbraio, è agli sgoccioli: si chiude domani, 31 marzo! Chi non ha aderito si affretti. Info e iscrizioni qui. Continue Reading…
Posted 2 months, 2 weeks ago at 14:09. Add a comment

Continua, tra ostacoli dichiarati e non, l’operazione di autotrasparenza tra giornalisti libero professionisti: chi lo è, lo dichiari. Da parte dei colleghi una certa ritrosia, certi ingiustificati sospetti e molte domande. Ecco un po’ di risposte e qualche sincero vaffa. Continue Reading…
Posted 3 months ago at 16:43. Add a comment

E spesso te lo dice in faccia. A me accade da vent’anni. Cos’hai di diverso? La partita iva. Insomma, sei un ufo del giornalismo. Nel racconto di un collega rimasto scottato da poco, l’ennesima dimostrazione del perchè un censimento dei freelance serve. Eccome. Continue Reading…
Posted 3 months, 3 weeks ago at 08:58. 6 comments

ALLORA SI PARTE: al via il 1° Censimento dei giornalisti freelance italiani. Qui trovate tutto: idea, scopi, definizioni, modi per rispondere. Esplicito e senza secondi fini. Giusto per contarsi e capire se e quanto si può pesare su una teorica bilancia. Continue Reading…
Posted 4 months, 2 weeks ago at 08:30. 2 comments

Incredibile dictu: l’outing dei freelance italiani, da me appena proposto (qui) e ancora in fase di elaborazione tecnica, ha già parecchi tra nemici, contestatori, diffidenti, dietrologi, pavidi. La domanda è spontanea: perchè? Continue Reading…
Posted 4 months, 2 weeks ago at 18:56. 10 comments

I freelance? Non esistono. Se esistono, non sappiano bene cosa sono. E in ogni caso rappresentano un problema minore, anzi infinitesimale, nel calderone del giornalismo italiano. Parola di una commissione del sindacato dei giornalisti. Quale? Quella che si chiama “lavoro autonomo”. Evviva.
Di essere figli di un sindacato minore ce n’eravamo accorti da un pezzo. Figliastri, addirittura. O forse bastardi. Se non peggio. Ma, nonostante i mille espliciti precedenti, sentirselo dire proprio in faccia non è piacevole. Eppure è accaduto. Ieri. Dove? Nella Sala delle Feste (sorvoliamo sulle inevitabili ironie) di Palazzo Bastogi a Firenze, sede del Consiglio Regionale della Toscana. Occasione: la tappa toscana della “Commissione nazionale lavoro autonomo” dell’Fnsi, rappresentata dal suo presidente (nonché vicesegretario della Federazione) Enrico Ferri. Scopo: “Fare il punto sulla situazione nella regione, per informare sui nuovi strumenti per la stabilizzazione che si stanno mettendo a punto, per mettere a confronto i colleghi del lavoro autonomo con i comitati e i fiduciari di redazione”.
Ebbene, la sintesi della riunione è questa: non solo il sindacato continua a confondere i precari coi liberi professionisti ma questi ultimi, perfino agli occhi di una specifica commissione dello stesso che di autodefinisce “lavoro autonomo”, in pratica non esistono. Non abbastanza almeno da essere oggetto di interesse, o di conoscenza, o di tutela. La commissione ha altro a cui pensare: i precari, gli abusivi a vario titolo. Noi siamo soggetti residuali, figure sfuocate sullo sfondo, il cui profilo resta addirittura incerto. Olè.
Dura la vita, insomma, per i liberi professionisti dell’informazione. Quelli veri, intendo. Di coloro, cioè, che la libera professione la esercitano fin dall’inizio per scelta e non per ripiego. Di coloro, ancora, che di essa integrano tutti i criteri formali e sostanziali: ne ricavano un reddito effettivo (di cui campano) e non apparente, operano con una molteplicità di committenti, svolgono il loro lavoro sulla base di un’autorganizzazione realmente autonoma. Tutt’altra cosa insomma dei moltissimi che nel giornalismo agiscono da freelance per necessità, come dipendenti camuffati, costretti ad aprire la partita iva dall’unico giornale per il quale lavorano e dal quale forse sperano, in futuro, di essere assunti. E che, in generale, legittimamente aspirano a un posto da giornalisti contrattualizzati.
Sia chiaro: Continue Reading…
Posted 1 year, 11 months ago at 10:53. 4 comments

In ottobre, a Firenze, un evento dedicato ai “giornalismi” e alle praticabili vie per ridare un profilo dignitoso a una professione dalle ormai troppe facce. Mission impossible alla quale, da bravo “pessimista costruttivo”, non mi sottrarrò. A condizione che…
Come tutte le cose, anche la dignità ha un principio e una fine. Senza l’uno o senza l’altra, resta un concetto vago, indeterminato.
Prendiamo ad esempio – argomento ahimè attualissimo: ahimè nel senso che è di attualità sostanziale da almeno quindici anni, ma è diventato “di moda” solo da poco, quando i buoi sono irrecuperabilmente scappati dalla stalla – la dignità di un libero professionista.
Si fa presto a dire che la sua dignità è lesa quando non trova lavoro, o è costretto ad accettare compensi umilianti, o tempi di pagamento infiniti, o incarichi non consoni alla sua preparazione e alle sue qualità professionali. Bella scoperta. Questo è l’inizio. Poi, però, c’è la fine. Ovvero: fino a che punto il professionista è tenuto ad accettare quanto sopra prima di rinunciare alla propria dignità? In altre parole: a partire da che punto egli per primo manca di rispetto a se stesso, sacrificandola, ed è quindi l’artefice di ciò di cui si lamenta? Dove finisce la vittima e comincia il masochista? E a chi, quando, come, perchè spetta di vigilare, accertare, intervenire, sanzionare, regolamentare la materia? In tutto ciò i contrattualizzati che ruolo e quale responsabilità hanno? Sono colleghi o controparti? Non sanno, non capiscono o fingono di non vedere? O semplicemente se ne fregano?
Sono domande che i giornalisti e le loro organizzazioni non amano sentirsi porre, perchè recitare il ruolo delle vittime di una controparte cattiva e sfruttatrice piace a tutti. Piangere, paga. Se non in denaro, anche in solidarietà, in ruolo sociale e nella convinzione di stare a priori dalla parte del giusto.
E invece non è così. Lo sanno tutti, ma fanno finta di non capire.
Dell’argomento mi sono occupato tante altre volte (ad esempio qui, qui e qui). Ma stavolta è diverso, perchè è stata annunciata un’iniziativa tanto tardiva quanto encomiabile: la conferenza intitolata «Giornalisti e giornalismi», organizzata da Ordine nazionale dei Giornalisti, Fnsi, OdG Toscana e Assostampa Toscana e prevista a Firenze ad ottobre 2011.
Scopo dichiarato: la stesura della Carta di Firenze, ovvero “uno strumento deontologico innovativo per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori e per cementare ancora la fiducia tra stampa e lettori. La carta normerà condotte e comportamenti che potranno diventare anche oggetto di procedimento disciplinare ordinistico o sindacale in caso di violazione”.
Potrà sembrare fuffa per addetti ai lavori, un’occasione per parlarsi un po’ addosso. E invece potrebbe essere un crocevia per la professione.
Lo sarà se nell’occasione la categoria riuscirà finalmente a uscire dai minuetti politici, dalle ipocrisie delle reciproche e inutili legittimazioni formali, dalla retorica della pari (ma inesistente) dignità tra le diverse tipologie dei colleghi. E se saprà guardarsi in faccia senza troppe timidezze. Rendendo esplicito ciò che è già in atto, ma sottaciuto: l’annacquamento forzato e colpevolmente artificioso della categoria da un lato, la caduta a picco sia delle opportunità di lavoro che dei suoi margini economici.
Se, anche, riuscirà a far piazza pulita Continue Reading…
Posted 2 years ago at 08:30. 2 comments

Chi ricorda la pubblicità Tv di “Gioffreda, che la casa arreda”? Quella “negativa, all’americana, oh yeah“?
Ecco, quindi, 5 BUONE RAGIONI PER NON VOTARMI:
1) Non sono un habituè di poltrone e cariche: mai fatto parte di consigli, sinedri, consulte nè in Odg, nè in Fnsi.
2) Non mi candido per ambizioni personali, nè perchè mi senta investito dal Verbo, ma solo perchè amici e colleghi me l’hanno esplicitamente chiesto, ritenendomi competente in materia di professione giornalistica.
3) Non ragiono, nè ho mai ragionato, in termini di schieramento, militanza, appartenenza, colore, parrocchia o partito.
4) Non mi interessano le beghe interne e i personalismi, mi sta a cuore invece una professione che sta affogando rapidamente senza che gran parte dei giornalisti se ne accorgano. Sembra di essere sul Titanic.
5) Non ho paura di litigare, di confrontarmi, di dissociarmi, di difendere le mie idee, di combattere le battaglie scomode e di abbracciare le cause impopolari.
Ed ecco, invece, 5 BUONE RAGIONI PER VOTARMI:
1) Corro da solo, ma non sono “contro” e quindi “alternativo” a nessuno: votarmi consente di votare con me anche altri 5 professionisti, di qualsiasi orientamento.
2) Ho un patrimonio di esperienza vasto e una conoscenza trasversale della professione. Sono per scelta freelance “puro” dal 1987 e ho lavorato per ogni tipo di giornale: quotidiani, periodici, tv, radio, stampa locale, nazionale, internazionale. Ma ho lavorato anche in redazione, quindi so bene come funziona la “macchina” e quali sono le dinamiche, i problemi, le frustrazioni, le esigenze di chi sta “dentro” ai giornali.
3) Per anni mi sono esposto di persona (nell’Odg, nell’Fnsi, nell’Ast, nei gruppi di specializzazione e nelle associazioni tra giornalisti) sull’iniquità dei contratti e sull’inadeguatezza della legge sull’Ordine. Ora vorrei passare dalla protesta all’azione.
4) Per altrettanti anni ho, in privato e gratis, assistito, consigliato, appoggiato decine di colleghi in contrasto (e in causa) con editori e direttori, mettendo a loro disposizione esperienza e conoscenze.
5) Ho fatto della difesa della deontologia professionale e della formazione due pilastri della mia attività: non per conformismo o moralismo, ma perchè sono convinto che senza di esse la dignità della professione giornalistica scompaia (come in effetti sta scomparendo), travolgendo tutta la categoria.
CHI MI VUOLE VOTARE, SCRIVA “STEFANO TESI” IN UNA DELLE SEI RIGHE BIANCHE MESSE SULLA SCHEDA SOTTO LA VOCE “CONSIGLIO REGIONALE – PROFESSIONISTI”. E GRAZIE COMUNQUE!
Posted 3 years, 1 month ago at 11:21. Add a comment